«Io posso dire che sto lavorando al massimo delle mie possibilità. Non dovete chiederlo a me. Sono ministro ieri, ministro oggi e ministro domani e continuo a lavorare con tutti i problemi che ci sono». A dirlo il ministro della Salute, Giulia Grillo, rispondendo - a margine della presentazione del rapporto Gimbe a Roma - ai cronisti che le domandavano se il suo dicastero fosse a rischio, nell'ipotesi di un rimpasto di governo.

«Rivendico il fatto che l'intesa sul riparto del Fondo sanitario non ha visto sottrarre un euro dal finanziamento previsto dalla Legge di bilancio. E' un risultato non di gioia, ma segno di determinazione. Anche sul payback rivendico il risultato ottenuto dopo anni di balletti, abbiamo fatto arrivare alle casse delle regioni 2,4 miliardi di euro. Una parte di queste somme si sta discutendo di stanziarle su obiettivi di Salute nazionale» ha detto ancora il ministro. Grillo ha ribadito poi l'intenzione di voler «riunire tutti gli attori della sanità per un confronto. E' un momento delicato, stiamo discutendo del Patto per la Salute con le Regioni e in questi giorni c'è stata molta attenzione sulla clausola di invarianza finanziaria voluta dal Mef. C'è poi il decreto Calabria, con la norma che interviene sulla carenza dei medici specialisti. Ieri io e il ministro Bussetti abbiamo incontrato il mondo universitario per argomentare la portata di questa norma e la necessità di far convergere le ragioni di tutti gli attori. Solo così si potrà salvare il Ssn perché se si rimane sulle proprie posizioni non sarà possibile».

E sul discorso economico ha aggiunto: «Il finanziamento per la sanità pubblica deve essere una certezza, perché dobbiamo programmare sulla base di questo. L'obiettivo deve essere quello di dedicare al Fondo Sanitario Nazionale un finanziamento fisso, non con 'balletti' di cifre che abbiamo subito troppe volte sulla nostra pelle e cambiano ogni anno, tra legge di bilancio, Def, aggiornamento al Def». «Sarebbe una grande conquista della politica e della società- ha proseguito Grillo- cioé l'idea che ci sia uno schema in base al quale l'aumento del fondo è fisso, altrimenti come facciamo a fare programmazione se non abbiamo risorse certe? Sarebbe un ossimoro, le due cose insieme non possono andare. La grande sfida che mi pongo è quindi che la politica apra una riflessione su questo. Certo, non accadrà domani- ha concluso- ma se nessuno pone il problema, non ci sarà neanche la possibilità di risolverlo».