Secondo il Professore Paolo De Paolis (Presidente della Società Italiana di Chirurgia) solo una formazione continua garantirebbe la massima professionalità dei nostri chirurghi, che se potessero non scapperebbero all’estero


Ieri in Senato, su iniziativa del Gruppo del Movimento 5 Stelle, si è tenuto un convegno dal titolo “La formazione del chirurgo generale oggi. Idee per migliorarla”. Tra i presenti, il prof. Paolo De Paolis (Presidente della Società Italiana di Chirurgia), il prof. Giuseppe Petrella (vicepresidente della Società Italiana di Chirurgia e docente all'Università Tor Vergata), il past president SIC, Marco Montorsi, il presidente eletto SIC, Francesco Basile e l’on. Fabio Castaldo (Vicepresidente del Parlamento Europeo).

L’evento è stato l’occasione per discutere di alcuni temi delicati di strettirrima attualità: la formazione continua dei giovani chirurghi, la fuga dei cervelli, il contenzioso medico-legale, i tagli alla sanità, il precariato, il blocco delle assunzioni. Insomma, tutte probematiche che portano all’abbandono della professione del chirurgo.

La formazione è stata al centro del dibattito, in quanto discrimine per la realizzazione della professione. Secondo il professor De Paolis, si deve trattare di una «formazione in itinere, che non si esaurisce con l’acquisizione della specializzazione, ma che continua lungo tutto il percorso professionale». Uno degli aspetti negativi, infatti, è che la formazione fornita ai chirurghi sia insufficiente e che i nostri medici debbano colmare queste lacune con risorse personali.

Il Senatore del M5S Pierpaolo Sileri, organizzatore dell’appuntamento, concorda con l’obiettivo di migliorare la formazione del chiurgo generale, un mestiere complesso minacciato anche da un altro problema: le cause legali. Per questo, il parlamentare grillino qualche settimana prima aveva ammonito la Rai per la messa in onda di uno spot sui risarcimenti di malasanità.

Tornando sulla formazione, De Paolis sottolinea la necessità di una formazione continua «senza la quale i nostri chirurghi fuggiranno all’estero. Sappiamo di essere appetibili laddove altre nazioni hanno aperto le porte ai giovani formati con le nostre risorse: questo dev’essere un sistema che li trattiene».

De Paolis, dunque, apre anche al fenomeno negativo dei cervelli in fuga, cioè quei profili d’eccellenza che l’Italia non è riuscita a trattenere. «Un professionista capace è una risorsa straordinaria. Non solo per i suoi pazienti, ma per l’intero sistema. Formare questi professionisti, quindi, è un merito e una capacità che va riconosciuta. Trattenerli deve essere il secondo step e quanto messo oggi in campo va in quella direzione», afferma il presidente della Società Italiana di Chirurgia.

 

A cura di Giovanni Cioffi