La relazione del Ministero sul controllo degli alimenti mostra come vi siano irregolarità nello 0,88% dei casi. Le irregolarità microbiologiche più gravi si registrano per il genere Escherichia Coli.

Lo scorso 21 dicembre il Ministero della Salute ha trasmesso al Parlamento la relazione sulla “Vigilanza e controllo degli alimenti e delle bevande in Italia” per l’anno 2017.

Tale documento fa riferimento sia ai prodotti (italiani e non) commercializzati nel territorio nazionale sia a quelli destinati ad essere spediti all’estero. La finalità è quella di verificare e garantire che: i prodotti siano conformi alle disposizioni in materia di prevenzione dei rischi per la salute pubblica; gli interessi dei consumatori siano protetti; le transazioni commerciali avvengano secondo principio di lealtà.

Quale fase della produzione viene analizzata? Qualsiasi: dalla trasformazione alla distribuzione, dal magazzinaggio alla somministrazione. Così, la relazione riesce a toccare a 360° tutti gli aspetti salienti del ciclo di produzione e fornire dati utili sullo stato del commercio alimentare in Italia.

L’analisi condotta dal Ministero della Salute ha mostrato alcuni dati interessanti. Tra questi, la relazione afferma che nel 2017, su 47.804 campioni ufficiali di alimenti, bevande e materiali a contatto con alimenti, lo 0,88% dei campioni è risultato irregolare.

Le merci più “inquinate” sono prevalentemente le carni e i prodotti a base di carne, così come i prodotti lattiero caseari. Le non conformità sono principalmente di tipo microbiologico. Interessante notare come su ogni campione si siano analizzati in media 2,48 determinazioni analitiche per un totale complessivo di 118.550 analisi.

Inoltre, la relazione afferma che sul totale delle irregolarità microbiologiche, la percentuale più alta si è registrata per il genere Escherichia Coli (51,4%), seguito da Salmonella (38,2%) e Listeria monocytogenes (20,41%). In particolare risulta grave la presenza di Escherichia Coli, un batterio che può portare (nel peggiore dei casi) all’insufficienza renale e al decesso.

Per quanto riguarda la fase di magazzinaggio, il Ministero ha controllato 176.217 stabilimenti, 39.598 dei quali  (pari al 22,59%) hanno mostrato infrazioni durante le ispezioni. Complessivamente sono state effettuate 490.904 ispezioni.