Anche l’Italia ha il suo primo trapianto di viso, ed è andato a buon fine. La paziente, una donna di 49 anni, era da tempo affetta da una grave malattia che le deturpava il viso ogni giorno di più. La donatrice era invece una ragazza, morta a causa di un incidente stradale, il cui volto è stato prelevato nella notte fra venerdì e sabato scorsi. Quindi un lunghissimo intervento per impiantarlo, conclusosi nella tarda serata di domenica. 

 

Quello in questione è un trapianto multitessuto, dal momento che coinvolge pelle, fasce muscolari e cartilagine. L’intervento, di grande complessità, ha richiesto tre anni di preparazione del personale. La malattia che affligge la paziente è una neurofibromatosi di tipo I, una patologia genetica che si manifesta sulla pelle e negli occhi. Dalla giovane donatrice che ha reso possibile questo salvifico intervento sono stati espiantati anche fegato e reni, così il Centro Nazionale Trapianti manifesta il suo vivo ringraziamento alla famiglia. Per il mondo non è il primo trapianto del genere: ne sono stati effettuati circa una cinquantina, dieci dei quali in Europa. 

 

L’intervento è inquadrato all’interno di un protocollo sperimentale che ha ricevuto l’autorizzazione del Centro Nazionale Trapianti e il parere positivo del Consiglio Superiore di Sanità. Il team che si è occupato dell’intera operazione, dal prelievo all’impianto, è diretto dal professor Fabio Santanelli di Pompeo, responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Plastica dell’Azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma, e dal dottor Benedetto Longo, dello stesso reparto. Anche il direttore sanitario che ha lasciato il suo posto qualche mese fa, Lorenzo Sommella, tiene a precisare la lunga preparazione richiesta dall’operazione straordinaria, con alcuni chirurghi che si sono anche recati all’estero per apprendere le tecniche da chi li ha preceduti. 

 

L’operazione è tecnicamente riuscita, tuttavia già in mattinata ha fatto capolino un rischio rigetto. Stando a quanto riferisce un bollettino dell'ospedale, «le condizioni generali della paziente sono buone e non ci sono preoccupazioni per la sua vita, l’intervento chirurgico è tecnicamente riuscito ma i tessuti trapiantati hanno manifestato segni di sofferenza del microcircolo». Nel caso la situazione non dovesse migliorare, si opterebbe per «una ricostruzione temporanea con tessuti autologhi della paziente nell'attesa di una ulteriore ricostruzione con un nuovo donatore». 

 

Nella giornata di ieri, tuttavia, il prof. Santanelli aveva già spiegato come «dal punto di vista tecnico l'intervento è andato benissimo, senza intoppi» e che «l’esito finale è un volto che non assomiglia né a quello della ricevente né a quello del donatore». La donatrice ventunenne era stata coinvolta a metà settembre in un terribile incidente sulla via Nomentana. Il motorino su cui viaggiava insieme a un ragazzo si è scontrato con un'auto. La giovane è stata poi trasportata in codice rosso al Sant'Andrea e avrebbe riportato la morte cerebrale a poche ore dall'intervento. Intervento reso possibile grazie alla generosità dei genitori che hanno acconsentito alla donazione degli organi. «Tutto è stato consequenziale - conclude il chirurgo - abbiamo ricevuto un'eventuale disponibilità venerdì mattina, la conferma ci è arrivata la sera e durante la notte abbiamo iniziato a operare l'espianto del volto per passare poi, a distanza di poco, all'intervento sulla donna». 27 ore è la durata complessiva dell’operazione, con un clima descritto come quello «di un concerto, dove bisognava coordinare una serie di artisti per sviluppare un'opera».