In Italia circa un terzo degli under 18 tenta la fortuna con i “gratta e vinci” o scommette con una certa frequenza. I dati Ipsad ed Espad del Consiglio nazionale delle ricerche suonano come un campanello d’allarme perché fotografano una situazione che solitamente passa inosservata agli occhi genitori e insegnanti.

Per individuare e gestire il problema, l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha realizzato una guida che indica anche i percorsi terapeutici da seguire in caso di vera e propria dipendenza. Caritas Roma e Bambino Gesù hanno presentato il progetto in una conferenza sul fenomeno crescente del gioco d’azzardo tra i ragazzi.

La famiglia ricopre un ruolo fondamentale per riconoscere i segnali della possibile dipendenza. Tra i possibili indizi, gli esperti della struttura legata alla Santa Sede segnalano: l'interesse continuo per il gioco d'azzardo, le ridotte capacità di controllo sul tempo dedicato a questa occupazione, il disinteresse per lo studio e per le altre attività ricreative, il calo della resa scolastica, le frequenti assenze ingiustificate, l'ansia, l'irritabilità, gli atteggiamenti aggressivi non motivati, i disturbi del sonno e l'insorgere di comportamenti fino a quel momento considerati inusuali come mentire ripetutamente o rubare in casa.

I promotori del progetto consigliano a genitori e insegnanti di informare e sensibilizzare i ragazzi sui problemi derivanti dall’abuso del gioco d’azzardo, mostrando i pericoli della dipendenza senza toni proibizionistici e giudicanti.

I giovani più a rischio devono essere tenuti sotto controllo da genitori e docenti, anche avviando percorsi terapeutici specifici (come ad esempio la psicoterapia individuale) nei casi potenzialmente più gravi.

I responsabili del progetto evidenziano che per uscire dal vortice del gioco d'azzardo è fondamentale la motivazione che spinge il ragazzo ad aderire a percorsi di cura che molto spesso risultano essere lunghi e complessi. «La cura - spiegano gli specialisti - si basa su incontri di psicoterapia individuali, familiari o di gruppo. L'obiettivo primario è creare un'alleanza con i giovani pazienti per rinforzare la motivazione e l'adesione al trattamento e per renderli più consapevoli del problema». In alcuni casi potranno essere prescritti farmaci che agiscono sulla compulsione (come gli antidepressivi di nuova generazione) o che stabilizzano il tono dell'umore (come il litio). Infine, i casi più gravi saranno affidati ai Serd, i servizi socio-sanitari assistenziali dedicati al trattamento delle dipendenze.

Per aiutare le famiglie a prendere contatto con il problema o avere maggiori informazioni o segnalare un caso di dipendenza da gioco di un minore, la Neuropsichiatria infantile del Bambino Gesù ha attivato l'indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..