Ogni giorno in Italia vengono diagnosticati 115 nuovi casi di cancro al polmone. È una neoplasia in costante crescita, soprattutto fra le donne, e particolarmente difficile da trattare. Basti pensare, poi, che il 60% dei casi è diagnosticato in fase avanzata.

Si accende però una speranza per la cura di questa malattia: non utilizzare più la chemioterapia. Questa prospettiva a breve termine potrebbe diventare una realtà per 4 pazienti su 10 grazie alla nuova immunoterapia “di precisione”. In cosa consiste? Si tratta dell’uso di farmaci innovativi mirati a risvegliare il sistema immunitario contro il cancro in combinazioni che variano da paziente a paziente in base alle caratteristiche del tumore.

Nasce allora il nuovo test TMB (Tumor mutational burden) che permette di “fotografare” le alterazioni molecolari del tumore analizzando fino a 500 geni, consentendo di migliorare l’immunoterapia di ogni singolo malato.

Inoltre, non si tratta solo di possibilità di cura per il cancro al polmone, ma anche per quello alla vescica, gastrointestinale e il melanoma, ovvero quelle malattie che prevedono un alto numero di mutazioni. «I risultati positivi dello studio stabiliscono il potenziale di TMB come importante biomarcatore predittivo per la selezione dei pazienti candidabili al trattamento di combinazione con due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab, nel tumore del polmone non a piccole cellule avanzato», sottolinea Federico Cappuzzo, direttore del dipartimento Oncoematologia dell'Ausl Romagna.

I risultati? Sorprendenti. Il tasso di sopravvivenza libera da progressione della malattia a un anno era più del triplo con la combinazione immunoterapica (43%) rispetto alla chemioterapia (13%). L’esperto conferma inoltre che la medicina si sta avvicinando alla «concreta possibilità di abbandonare la chemioterapia nel trattamento di molte persone, pari a circa il 40%, colpite da questa neoplasia in fase avanzata. Sicuramente un grande vantaggio per i pazienti».

La chiave è, quindi, il carico di mutazioni geniche che caratterizzano il tumore. È dunque importante studiarle e scegliere l’immunoterapia più adatta. Nascerà per questo, con il coordinamento dell'Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli e della Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), il primo Registro nazionale delle mutazioni geniche.