È italiana, si chiama Hannes ed ha una presa perfetta. È la mano meccanica sviluppata dall’Istituto italiano di tecnologia (Iit) in collaborazione con l’Inail, che potrebbe entrare nel mercato delle protesi nel 2019 ad un prezzo inferiore del 30% rispetto alle attuali protesi di ultima generazione.

La mano è stata sviluppata da un gruppo congiunto di ingegneri, medici, pazienti e terapisti, che ha lavorato sul progetto per 3 anni. «E’ una mano che combina una serie di aspetti fondamentali e innovativi», dichiara il coordinatore del Rehab Technologies, Lorenzo De Michieli. «Il nome - spiega De Michieli - è stato scelto per omaggiare il professor Hannes Schmidl, già direttore tecnico del Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio e padre della ricerca sulle protesi in Italia. «E’ efficace: ha una presa che somiglia a quella di una mano umana con le dita che avvolgono l’oggetto distribuendo automaticamente la forza. E ha anche una presa dinamica, nel senso che le dita agiscono per mantenere una presa stabile anche se l’oggetto si muove», ha concluso De Michieli.

L’arto si muove e riesce ad afferrare gli oggetti di diversa dimensione e peso adattando i movimenti in base alla forma e alle sollecitazioni esterne che riceve grazie al sistema Dynamic Adaptive Grasp (Dag), sistema brevettato da lit-Inail. Le dite possono piegarsi e assumere delle posizioni naturali anche a riposo. Il pollice, in particolare, è costruito in modo tale da essere regolabile in tre posizioni diverse per replicare la maggior parte dei movimenti tipici di una mano normale.

Il sistema che controlla Hannes è di tipo mioelettrico e si basa su una serie di algoritmi e intelligenza artificiale che interpreta le contrazioni dei muscoli del braccio. La mano si tara attraverso un sistema Bluetooth agganciato ad un software che permette di calibrare la mano in base al paziente. L’effetto positivo di questa nuova tecnologia è che evita operazioni invasive che colleghino l’arto con i muscoli o le terminazioni nervose.

La mano bionica è stata sviluppata partendo dagli arti degli androidi che il Iit sviluppa da anni. Lo scopo è quello di entrare sul mercato il 2019 al prezzo di 10.000 euro. Sembra una cifra astronomica, ma in realtà si tratta di un costo pari a circa la metà del prezzo dei migliori arti attualmente sul mercato.