Dopo il caos sui pagamenti dei contributi alle partite iva nel periodo del lockdown e la gestione dei cosiddetti «furbetti del bonus», l’Inps tornano al centro delle polemiche mediatiche. Il presidente Pasquale Tridico avrebbe infatti ottenuto con effetto retroattivo – anche se smentito – un amento del proprio stipendio da 62mila a 150mila euro annui. La vicenda mette ancora in imbarazzo la maggioranza, poiché questo aumento è stato possibile grazie a un decreto interministeriale firmato lo scorso 7 agosto dal ministro del Lavoro Nunzaia Caralfo e del ministro dell’economia Roberto Gualtieri. Dunque, è innegabile la paternità governativa di tale decisione ma la maggioranza in queste ore resta sostanzialmente in silenzio. Tridico è stato portato alla guida dell’Inps dal M5S, che tramite i sui esponenti ha fatto sapere di voler prima valutare la vicenda e solo successivamente prendere una decisione in merito. L’istituto invece ha spiegato un simile aumento salariale a favore del presidente poiché nel 2019 aveva totalizzato dei risparmi sui costi significativi e che gli hanno oggi permesso di innalzare i compensi degli organi di gestione. Tuttavia, queste giustificazioni non tolgono che tale decisione è un grave errore politico che impatterà sulla fiducia dei cittadini dato il momento storico che sta vivendo il paese. 
Non si sono fatte attendere le critiche da parte dell’opposizione di centrodestra, con Matteo Salvini che ha sottolineato l’inappropriatezza di tale decisione a fronte dei ritardi dell’Inps nei pagamenti dei contributi e ha chiesto le dimissioni, e dei renziani, che non hanno perso l’occasione per attaccare in particolare i Grillini tramite la voce di Luigi Marattin attaccano i 5 Stelle: «urlavano contro la casta, ma ci prendevano per il culo...». 
Dovevano essere le settimane della distensione post voto e post referendum per la maggioranza, ma all’orizzonte si prospettano giorni tutt’altro che tranquilli.