Il 3 giugno sarà il via libera alla circolazione presso le regioni italiane senza bisogno di autocertificazione o motivazioni da dichiarare, così come tra i paesi membri dell’Unione Europea. Tuttavia i possibili rischi per l’emergenza sanitaria appena passata hanno registrato rilevanti differenze regionali e locali, portando i vari presidenti di regione ad adottare proprie strategie e a richiedere diverse soluzioni.

Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, rileva che «i parametri dell'infezione sono tutti all'interno delle soglie, non abbiamo criticità, valori che accendano allarmi» e che quindi «vogliamo riaprire con prudenza ma per sempre». Dalla Liguria il leader di centro-destra (lista Cambiamo!) Giovanni Toti appare tra i presidenti più sereni, sottolineando che «i dati del ministero della Salute dimostrano quanto diciamo noi da giorni: c’è un trend positivo in Liguria per tutti gli indicatori, senza segnali di allarme» e che «agli altri lasciamo l’allarmismo, il terrorismo, le gufate e il tifo politico che acceca a tal punto da sperare che le cose vadano male. Ci dispiace per voi. Qui siamo ripartiti, in sicurezza e andremo avanti così, senza abbassare la guardia».

L’assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, ha dichiarato da Milano: «C'è un governo, ci sono degli indicatori raccolti a livello nazionale, lavoriamo tutti insieme. Io dico che ci vuole ancora prudenza per capire se siamo in una fase nuova e diversa oppure no». In Veneto la nuova ordinanza promossa da Luca Zaia toglie l’obbligo all’uso della mascherina in strada ma non nei locali chiusi.

Joe Santelli, presidente della Calabria, sostiene di non essere preoccupata dall’arrivo dei turisti «e, anzi, chiedo loro di venire da noi chissà che non si incuriosiscano e vogliano venirci. E sono convinta che una volta che dovessero venire, torneranno sempre. Invito il sindaco di Milano, Sala molto volentieri».

Dalla Campania arrivano i maggiori timori verso il possibile afflusso dal Nord Italia e specialmente di lombardi. Il sindaco di Napoli, Luigi  De Magistris, alle prese con il gravoso problema della movida locale esplosa, ricorda che  «è il Governo che deve decidere e se dovesse ritenere che per la Lombardia non ci sono ancora le condizioni, credo sia giusto far ripartire gli altri e mantenere ancora un po' di cautela rispetto alla circolazione dei lombardi», chiedendo quindi di non riaprire i confini della regione padana, aggiungendo che «credo che nessuno, compresi i lombardi, auspichi che ci sia una nuova diffusione del virus che ci possa riportare al lockdown. Quindi basta con discriminazioni, rancori, frasi rivendicative o ritorsioni perché il tema è sanitario e pertanto se il Governo ci dirà che è tutto a posto bene e sarebbe un bel segnale per tutto il Paese ripartire insieme e lo sarebbe soprattutto per la Lombardia che ha pagato il prezzo più alto, ma se così non fosse è giusto che si apra il resto del Paese perché al Centro-Sud, isole comprese, la mobilità sarebbe possibile già oggi». La diatriba Nord-Sud propugnata dal sindaco partenopeo è rigettata dal presidente Vincenzo De Luca, che ricorda come sia «volgare e intollerabile in un momento così delicato parlare di guerre di religione Nord-Sud» e che «la Campania ha difeso sempre unità nazionale. Rinnovo la solidarietà agli amici, in particolare alla Lombardia e al presidente Fontana per le minacce ricevute».