Continua a tenere banco il Meccanismo europeo di stabilità, tutt’ora in discussione in Parlamento, su cui le forze in campo stanno attuando una sorta di braccio di ferro per valutare la forza del governo attualmente in carica.

Il premier in carica, Giuseppe Conte, sostiene che «né da parte mia né da parte di alcun membro del mio Governo si è proceduto alla firma di un trattato ancora incompleto: nessun trattato è stato infatti ancora sottoposto alla firma dei Paesi europei». «Posso dunque affermare – aggiunge - che, poco meno di un anno fa, l'Italia, da me rappresentata, si è espressa in sede europea in maniera perfettamente coerente con il mandato ricevuto da questo Parlamento. Su tali basi è stato dato l'incarico all'Eurogruppo di procedere alla predisposizione di una bozza di revisione del Trattato Mes».

Su Facebook Luigi Di Maio, del Movimento 5 Stelle, sostiene come «sapevamo che il Mes era arrivato ad un punto della sua riforma, ma sapevamo anche che era all'interno di un pacchetto, che prevede anche la riforma dell'unione bancaria e l'assicurazione sui deposito. Per il M5S queste tre cose vanno insieme e non si può firmare solo una cosa alla volta». In questa occasione anche Alessandro Di Battista si schiera col capo politico, commentando: «Così non conviene all’Italia. Punto».

Il leader della Lega e principale figura dell’opposizione, Matteo Salvini, ha affermato al Senato: «A me risulta che questi qua – il governo - abbiano già dato la parola e mai nella vita si sognano di tornare indietro. O ha mentito Gualtieri o ha mentito Conte. O non ha capito niente Di Maio. Non è che ci siano altre ipotesi».

Giorgia Meloni, a capo di Fratelli d’Italia, ha ribattuto direttamente a Conte che «se non ci fossero in mezzo i soldi degli italiani mi sarei divertita ad ascoltarla. Ha letto 40 minuti di resoconti parlamentari per contraddire quello che ha fatto il suo governo, smentire il suo governo. Noi in Senato abbiamo votato contro. Lei ci ha fatto tutta la sua lezioncina sul rispetto del Parlamento e poi però la settimana scorsa il ministro Gualtieri ci ha detto che il Mes non è emendabile. Delle due l'una. Lei è un presidente che ci riempie di menzogne».

Non era presente al vertice di maggioranza Italia Viva. A “Non è l’Arena” Matteo Renzi sostiene che «questo accordo, il Mes, a differenza di altri che penalizzavano l'Italia in passato, come il Fiscal Compact, non fa danno all'Italia, ma sicuramente aiuta le banche più in difficoltà, quelle tedesche. I tedeschi se la sono costruita bene. È un meccanismo troppo debole, non troppo pesante».

Carlo Calenda, leader di Azione, commenta: «Ma Di Maio dov’era? Stava al governo o no quando si negoziava il Mes? Questo è un modo indegno di fare politica, indegno di un grande paese. Si sollevano dubbi nel momento in cui si negozia e non dopo come stanno facendo Salvini e Di Maio che erano vicepremier quando si è fatto il negoziato».

Ai microfoni di Radio Radicale, il deputato di Liberi e Uguali, Stefano Fassina, commenta: «Non ci sono le condizioni per sottoscrivere quel trattato. Il punto importante è che da parte di tutti, in primis dal presidente del Consiglio, sia condivisa la necessità di guardare all’intero pacchetto. Il pacchetto globale, infatti, oltre al Mes, contiene anche l’inaccettabile meccanismo di assicurazione sui depositi bancari». 

Ondivaga la posizione di Forza Italia. Se da un lato il partito di Silvio Berlusconi resta alleato di Salvini e Meloni, dall’altro in Europa aderisce al Partito Popolare di Ursula von der Leyen. L’intervento di Renato Brunetta alla Camera non ha chiarito la posizione degli “azzurri”, rischiando di porre così al margine la formazione di centro-destra.