Con 461 voti a favore, 157 contrari e 89 le astensioni, è stato composta la nuova Commissione Europea, presieduta da Ursula von der Leyen. A sostegno i popolari, partito espressione del presidente, i socialisti e i liberali, oltre a un esponente dei verdi e ad uno dei conservatori riformisti, proveniente dal partito euroscettico polacco del PiS. Contrari la maggior parte di conservatori e di verdi, oltre alla totalità dei movimenti di sinistra e di destra. Divisi il gruppo dei “non iscritti”.

I popolari esprimono così ininterrottamente il presidente dal 2004, dopo il portoghese José Manuel Barroso e il lussemburghese Jean-Claude Juncker. Sono 15 gli uomini presenti in Commissione contro 12 donne, raggiungendo un risultato decisivo per l’obbiettivo della parità di genere e rispecchiando gli equilibri della maggioranza europarlamentare. Per l’Italia è presente Paolo Gentiloni, ex primo ministro italiano e membro del Partito Socialista Europeo.

Von der Leyen, nata a Ixelles (Belgio) ha avuto una lunga esperienza politica in Germania come esponente del CDU (Unione Cristiano Democratica), uno dei principali partiti tedeschi a cui appartiene anche il cancelliere federale teutonico Angela Merkel. Con la collega di partito ha ricoperto la carica di ministro in numerosi dicasteri (Difesa, Lavoro e Famiglia), venendo nominata alla carica di presidente della Commissione Europea dal Parlamento Europeo il 16 luglio, eleggendola con 383 voti favorevoli, 327 contrari, 22 astensioni e una scheda nulla. In quell’occasione votarono a favore gli italiani Partito Democratico e Forza Italia (più parlamentari associati), oltre al Movimento 5 Stelle, in contrasto con gli allora alleati di governo della Lega, contrari come Fratelli d’Italia. Tuttavia in questa seconda votazione i pentastellati, che allora si fregiarono del titolo di “ago della bilancia”, si sono presentati divisi.

Per quanto riguarda la commissione il Partito Popolare Europeo, oltre alla presidente, fornisce dieci parlamentari, ovvero Valdis Dombrovskis (vicepresidente esecutivo per l'Economia al servizio delle persone), Margaritis Schinas (vicepresidente per la Promozione del modo di vivere europeo), Dubravka Suica (vicepresidente per la Democrazia e la Demografia), Johannes Hahn (commissario Bilancio e Amministrazione), Mariya Gabriel (commissario alla Cultura, Innovazione e gioventù), Stèlla Kyriakìdou (commissario Sanità), Phil Hogan (commissario Commercio), Oliver Varhelyi (commissario Vicinato e allargamento), Adina Valean (commissario Trasporti). Stesso numero per il gruppo del Partito Socialista Europeo, con Frans Timmermans (vicepresidente esecutivo per il Clima), Josep Borrell (Alto rappresentante per la politica estera), Maros Sefcovic (vicepresidente per le relazioni inter-istituzionali), Jutta Urpilainen (Partnership internazionali), Paolo Gentiloni (Economia), Nicolas Schmit (Occupazione e diritti sociali), Helena Dalli (Uguaglianza), Elisa Ferreira (Coesione e riforme) e Ylva Johansson (Affari interni). L’Alleanza dei Liberali e Democratici invece è rappresentata da Margrethe Vestager (vicepresidente esecutivo per il Digitale e la concorrenza), Vera Jourovà (vicepresidente per i Valori e la trasparenza), Thierry Breton (Mercato Interno e industria), Didier Reynders (Giustizia), Kadri Simson (Energia) e Janez Lenarcic (Gestione delle crisi). Il polacco Janusz Wojciechowski sarà commissario all’Agricoltura e proviene dal gruppo dei Conservatori e Riformisti Europeo, mentre il lituano Virginijus Sinkeviius sarà commissario all’Ambiente, oceani e pesca come esponente dei Verdi.