Il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha lanciato ieri sera un ultimatum, rivolto soprattutto ai due leader a capo dei partiti di governo e vicepremier, Matteo Salvini della Lega e Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle. “L’avvocato del popolo”, come si era autodefinito all’insediamento, richiede chiarezza, rinnovando la sua determinazione e disponibilità ad andare avanti, ma avverte anche che «se non avrò risposte chiare rimetterò al Colle il mandato»

A proposito del contratto di governo, Conte ammonisce: «Ho sempre ritenuto che il contratto fosse un elemento di forza del governo: è la modalità più lineare e trasparente per dar vita a un governo tra due distinte forze politiche con contenuti programmatici diversi e contesti valoriali distinti»; Conte riversa sul clima della tornate elettorali (dalle regionali alle europee) il motivo della mancata coesione delle forze di governo, ma ora servono «parole univoche per la fiducia dei mercati. La prossima manovra dovrà mantenere un "equilibrio dei conti" perché le regole europee rimangono in vigore finché non riusciremo a cambiarle». Sul piano pratico il premier si è espresso scetticamente sia sulla Flat tax (prima «c'è una riforma organica del fisco di cui il Paese ha bisogno») che sulla Tav («Non la trovo conveniente ma mi ritrovo in fase di attuazione del percorso e o trovo un'intesa con la Francia e la Commissione europea o il percorso è bello e segnato»).

Matteo Salvini comunica che «non (ha) alcuna intenzione di far cadere il governo, ma il governo è pagato per fare, i ministri e i presidenti sono pagati per fare», ma è scontro sul decreto sblocca cantieri di cui avvisa «non è la Lega ma il Paese che ha le idee chiarissime» per cui bisogna «resettare il codice degli appalti aprire i cantieri e cancellare tutta quella burocrazia».

«Il Movimento 5 Stelle è la prima forza politica di maggioranza - ha sottolineato Di Maio - e ha sempre sostenuto questo governo. Lo abbiamo sempre fatto lealmente e crediamo che ci sia ancora tanto da fare e soprattutto un contratto da rispettare. Noi siamo leali, vogliamo metterci subito al lavoro. Questa è l'unica maggioranza possibile», chiedendo da subito un nuovo vertice di governo dove affrontare la revisione dei vincoli europei, salario minimo orario e la diminuzione delle tasse. Ma il ministro Danilo Toninelli, annunciando la propria fedeltà, attacca Salvini sull'incidente di Venezia: «Siamo stufi delle sue sciocchezze».

Dura la reazione delle opposizioni, sia nel merito del discorso sia per le modalità. Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico, ha evidenziato che dal suo punto di vista «Conte ha ammesso la paralisi, il disastro e il fallimento del suo governo che noi denunciamo da settimane», e «A Conte quindi dico di recarsi subito in Parlamento a riferire quanto ha detto perché gli italiani stanno pagando caro questa situazione con lo spread che oscilla tra 289 e 290 punti. Stiamo bruciando milioni di euro ogni giorno».

Per Forza Italia è la reazione su Twitter della deputata Mara Carfagna ad essere la più dura. «Da Conte attendevamo parole di verità. – scrive - Nulla. Attendevamo assunzioni di responsabilità per una economia paralizzata. Niente. Attendevamo un approccio da presidente del Consiglio. Si sente sempre il mero esecutore del contratto. Conte rievoca Don Abbondio. I due bravi li conosciamo», riferito a Di Maio e Salvini. Critica Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia contro «il gioco del cerino».