Situazione di stallo e di incertezza all’interno del Governo sui nodi economici tra il vicepremier Matteo Salvini della Lega, il vicepremier Luigi Di Maio del Movimento 5 Stelle, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e il premier Giuseppe Conte.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dopo l’incontro di ieri con Matteo Salvini, ha scritto una lettera alla Commissione europea che aveva chiesto chiarimenti sui conti pubblici, scrivendo che «dal lato della spesa, il governo sta avviando una nuova revisione della spesa e riteniamo che sarà possibile ridurre le proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022. Inoltre siamo convinti che una volta che il programma di bilancio sarà finalizzato in accordo con la Commissione europea, i rendimenti dei titoli di Stato italiani diminuiranno e le proiezioni relative alla spesa per interessi saranno riviste al ribasso». Il leader pentastellato e vicepremier Luigi Di Maio tuttavia si dice all’oscuro della missiva e protesta formalmente, affermando pubblicamente che della lettera del ministro Tria e della Lega «il M5S non ne sa nulla, non ce ne siamo occupati noi, non è stata condivisa con noi. Sicuramente noi non tagliamo le spese sociali, né il reddito né quota 100».

In simile momento concitato tra gli alleati di Governo, ancora colpiti dai rispettivi risultati elettorali, dall’uscita di Rixi, dal voto su Rousseau e dalle tensioni nel movimento, i Buoni del Tesoro hanno raggiunto i livelli della Grecia, 1,74 contro, 1,68, giudicati dai mercati più rischiosi di quelli ellenici, con aumento dello spred e con i tassi di mercato sui bond greci scesi a 2,92 contro l’aumento a 2,74 dell’Italia. Effetti negativi in borsa, con il Ftse Mib a Piazza Affari che perde oltre un punto percentuale sfiorando il -2%. Ne consegue un allargamento dello spread con il Bund tedesco, che è accentuato dal rally dei titoli tedeschi, con il rendimento del Bund decennale che scende di 3 centesimi questa mattina e si attesta al -0,19 per cento. Nel mentre dall’America Donald Trump comunica un possibile aumento dei dazi verso il Messico del 5%, mettendo ulteriormente in difficoltà le Borse.

Nel frattempo Matteo Salvini, estrapolando parte della relazione del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, ha ribadito «la necessità di uno shock fiscale per far ripartire l'economia italiana. La flat tax è la prima riforma che governo e Parlamento dovranno discutere». Dal fronte degli alleati, ove prima c’era prudenza, è arrivata una comunicazione anonima alle diverse agenzie sostenendo che «la proposta della Lega di finanziare in deficit la flat tax ci trova favorevoli. A maggior ragione se, come apprendiamo, Tria già condivide questa idea: ben venga il regime fiscale al 15% per i redditi fino ai 65.000 euro», evidentemente in regime di deficit, che è proprio ciò che il governatore Visco vorrebbe evitare. Il premier Giuseppe Conte preferisce prendere tempo, asserendo che il progetto non è ancora arrivato a Palazzo Chigi e che «lunedì sarà la prima buona occasione per fare il punto della situazione: voglio parlare agli italiani. Questo è il governo del cambiamento, della chiarezza. Dobbiamo massima chiarezza agli italiani», preferendo adottare una linea prudente.