È in corso la consultazione online sulla piattaforma Rousseau concernente la leadership di Luigi Di Maio nel Movimento 5 Stelle. La decisione, volta ad evitare un confronto nell’assemblea congiunta dei parlamentari del Movimento col rischio di una schiacciante messa in stato d’accusa del vicepremier, è stata proposta da quest’ultimo per rimettere nelle mani degli iscritti al blog la decisione, con l’avvallo di Beppe Grillo e Davide Casaleggio.

Di Maio su Facebook si è limitato ad augurare un «buon voto a tutti», ricordando di come siano proprio gli iscritti al blog delle stelle «gli unici a cui devo rendere conto del mio operato». Il voto, aperto dalle ore 10 e che si concluderà alle 20, è motivo di scontro nel partito, con alcuni vertici pentastellati più o meno fedeli a Di Maio che hanno ribadito come «Il Movimento non sono gli eletti», accusando quei parlamentari «che si sono fatti nominare» e che ora «attaccano chi li ha portati fino a qui». Bersaglio di questa frecciata il giornalista e parlamentare Gianluigi Paragone, il quale ha presentato le proprie dimissioni.

Tra le altre posizioni in contrasto quella del presidente della Camera Roberto Fico, contrario alla consulta sul sito in quanto «è da vecchia politica mettere in discussione il capo politico dopo una sconfitta dopo le prime elezioni», e coloro come Alessandro Di Battista che propongono una ristrutturazione migliore del partito ma che, per ora, necessita della riconferma del vicepremier. Sulla fiducia al Governo il partito rimane coeso, con il capogruppo del partito alla Camera, Francesco D’Uva che ribadisce: «non sono pervenute criticità sul governo, abbiamo deciso che il governo deve andare avanti».

Frattanto l’alleato Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, ha incontrato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, assieme allo stato maggiore del Carroccio, per invitare a diminuire le prudenze del ministro forti dei risultati elettorali ottenuti alle europee, e in virtù del fatto che, secondo Salvini, l’economia inizia a mostrare «importanti segnali di ripresa che deve essere sostenuta da investimenti e taglio delle tasse», dato che gli obbiettivi di crescita (0,2% quest’anno, contro lo 0,4-0,5% per cui spingevano dalla Lega) scritti nel Def non sono serviti a fermare le obiezioni europee.

Per il ministro dell’Economia il motivo di questa scelta è stato dettato da una gelata congiunturale che ha fatto crescere il debito a seguito delle dinamiche internazionali con le guerre incrociate sui dazi per cui solo futuro «un contesto più favorevole renderebbe molto più facile conseguire il rispetto della regola del debito». Tuttavia il motivo di scontro tra Salvini e Tria concerne la richiesta di correzione dei conti in corso d’anno e le procedure sul debito, con l’idea di puntellare il disavanzo con la minore spesa rispetto al previsto per il reddito di cittadinanza per non mostrare segni di debolezza davanti all’Unione Europea, portando la Lega a sostenere in modo indiretto la proposta pentastellata.