La premier britannica Theresa May sarà oggi alla Camera per il Question Time e poi per un nuovo statement sulla Brexit in un clima rovente. La premier, malgrado rimanga contraria, ieri durante un discorso a Londra ha aperto alla possibilità della Camera dei Comuni di votare su un emendamento che chieda un secondo referendum. Ciò potrebbe avvenire nell'ambito dell'approvazione della legge quadro sull'uscita dall'Ue che presenterà a Westminster a inizio giugno.


Il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn, ha respinto la nuova proposta per l'uscita del Regno Unito dall'Ue, sostenendo che «sulle questioni fondamentali, unione doganale, mercato e protezioni ambientali, si tratta di un rimaneggiamento dello stesso vecchio cattivo accordo, respinto tre volte dal Parlamento».


Intanto, sull'account Twitter della rappresentanza italiana a Bruxelles, si legge che il ministro degli Esteri Enzo Moavero ha incontrato il capo negoziatore Ue, Michel Barnier, «per un aggiornamento sugli ultimi sviluppi della Brexit, con particolare riferimento all'odierno discorso a Westminster del primo ministro Theresa May».


Il Telegraph, nel giorno in cui la premier potrebbe vedersi chiamata ad affrontare un nuovo voto di fiducia, quando tornerà in parlamento per illustrare le modifiche apportate all'accordo di recesso dall'Ue, riporta che I Tory hanno chiesto alla premier Theresa May di dimettersi immediatamente dopo aver bollato come un "tradimento" la sua offerta di tenere un secondo referendum sulla Brexit nell'ambito del nuovo piano di divorzio da Bruxelles.


Il Brexiteer Nigel Evans ha infatti detto a The Sun: «Chiederò ai miei colleghi di approvare una modifica delle regole in modo da poter avere un immediato voto di fiducia, qualora Theresa non sia disposta a dimettersi». La premier ha infatti già affrontato un voto di fiducia lo scorso dicembre e le attuali norme escludono un nuovo voto prima di 12 mesi. Il presidente del Comitato 1922, a cui spetta il coordinamento interno dei parlamentari Tory, sarà quindi invitato a modificarle nella riunione prevista nel pomeriggio.


Ieri, Boris Johnson, che punta a succedere alla May, ha espresso su Twitter la propria opposizione al nuovo piano: «Ci viene chiesto di votare per un'unione doganale e un secondo referendum. La proposta di legge è chiaramente contro il nostro manifesto e io non voterò per questo».


Sempre ieri in una lettera indirizzata al leader dei Labour, Theresa May, ha lanciato un ultimo, disperato appello personale al capo dell'opposizione «Ho dimostrato di essere pronta al compromesso per attuare la Brexit per il popolo britannico. Votare l'accordo di uscita è la nostra ultima possibilità per farlo». La premier, che ha presentato un piano in 10 punti per cercare un terreno comune in Parlamento con l'opposizione ha aggiunto «Chiedo anche a te di scendere a un compromesso, così da poter realizzare quanto entrambi i nostri partiti hanno promesso nei propri manifesti».


Opposizione che, nonostante le sei settimane di negoziati bipartisan, ha sbattuto la porta in faccia alle sue proposte, sostenendo che «sulle questioni fondamentali, unione doganale, mercato e protezioni ambientali, si tratta di un rimaneggiamento dello stesso vecchio, cattivo accordo, respinto tre volte dal Parlamento»Corbyn ha, comunque, promesso di valutare in modo serio i dettagli del nuovo piano May, quando saranno pubblicati in modo completo, nei prossimi giorni. L'offerta della premier è stata accolta con freddezza e critiche anche dal suo stesso partito, dove è ormai lotta aperta per la successione alla leadership dei conservatori e del governo.


Anche l'ex ministro per la Brexit, oggi candidato alla premiership, Dominic Raab, ha detto che la proposta di May «violerebbe le nostre promesse del manifesto», affermando di «non poter sostenere una legge utile a far passare un secondo referendum o un'unione doganale»