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Il decreto crescita divide il governo su Roma

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Tra il “caso Siri” e il “caso Roma” la Lega e il Movimento 5 Stelle si stanno scontrando nuovamente, ravvivando la propria campagna elettorale ma generando effetti negativi sul governo.

Nella fattispecie tiene banco il “decreto crescita”, oggi in discussione. Tra le novità inserite l’alleggerimento del taglio dell’Ires per le imprese, con l’aliquota che entro il 2022 non scenderà più dal 24% al 20%, ma dal 24% al 20,5%, l'aumento della deducibilità dell'Imu sui capannoni e il superammortamento del 130% per le imprese con una limitazione agli investimenti al massimo di 2,5 milioni di euro. Specialmente il taglio dell’Ires comporterà un risparmio di 500 milioni di euro al Tesoro, depotenziando il pacchetto finanziario.

Nel provvedimento tuttavia figurano due norme motivo di screzio nel governo, quali il “salvagente” per Alitalia e per il comune di Roma Capitale con l'accollo da parte dello Stato di una parte del debito. Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, si era espresso negativamente su quest’ultimo punto, accusando il sindaco Virginia Raggi (pentastellata) di non essere all’altezza.

La controproposta leghista vorrebbe l’inserimento di una norma valida per tutti i Comuni italiani. Il vicepremier, al Giornale radio Rai di RadioUno aveva rincarato la dose sostenendo: «Regali a qualcuno non ne facciamo. Non ci può essere un intervento salva-Raggi quando ci sono tanti comuni italiani in difficoltà e che hanno bisogno. O si aiutano tutti oppure non ci sono cittadini di serie A o di serie B, così come non ci sono sindaci di Serie A e di Serie B». Anche il ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno (Lega) ha rincarato la dose ad Agorà su RaiTre, insistendo sul rapporto di parità tra la Capitale e gli altri comuni. Per quanto concerne il Movimento, se da un lato esiste una possibile convergenza con le richieste dell’alleato, dall’altro insistono sul caso parallelo che riguarda Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture indagato per corruzione.

Nonostante le difficoltà, Salvini rassicura sulla tenuta del governo, aggiungendo che la Lega non è intenzionata a concludere l’esperienza di governo con i 5 Stelle. Timori espressi invece da Francesco D’Uva, capogruppo alla Camera del Movimento che, sullo scenario di un nuovo governo di centrodesta, ammette le sue paure: «Se Salvini vuole fare il governo del vecchio e della restaurazione assieme a Berlusconi faccia pure. Ma io non ci credo».

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