Frizioni tra il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il MoVimento 5 Stelle. Tramite il Corriere della Sera l’economista romano rigetta le accuse e le provocazioni degli accusatori. Il ministro lamenta violazioni della sua privacy (interrogandosi su chi possa essere il responsabile del passaggio di simili informazioni ai giornalisti) e rigetta ogni accusa di favoritismo verso una sua collaboratrice, Claudia Bugno. Sul caso afferma di aver subito «un attacco spazzatura sul piano personale. Le cose possono apparire molto diverse a seconda di come si presentano».

I pentastellati, facenti parte del medesimo Governo, hanno proseguito nel loro pressing contro il ministro. Manlio Di Stefano, Sottosegretario di Stato al Ministero degli affari esteri, ha sollecitato Tria a firmare il decreto per i risarcimenti ai risparmiatori truffati dalle banche, visto che, secondo la sua versione, nella manovra da lui firmata i soldi per la copertura c'erano, mentre sul caso della consigliera Bugno sono i parlamentari Marco Pellegrini e Stefano Buffagni a chiedergli di valutare l'opportunità di dimettersi.

Sul caso Bugno la protesta riguarda la designazione della donna in StMicroelectronis, controllata italiana da 9,6 miliardi di fatturato in cui i detrattori hanno ravvisato un conflitto d’interessi a seguito dell’assunzione del figliastro Niccolò Ciapetti presso un’azienda di cui il compagno di Bugno, Pier Andrea Chevallard, è amministratore delegato.

Il ministro dell’Economia tuttavia rassicura che non si dimetterà, poiché «se andassi via dovremmo vedere quale sarebbe la reazione dei mercati», preoccupazione condivisa da Renato Brunetta di Forza Italia che teme una salita dello spred a quota 500.