I maggiori Paesi d'Europa, ma non l'Italia, allo scadere dell'ultimatum al leader venezuelano Nicolas Maduro per indire nuove elezioni, si sono uniti agli Usa e hanno riconosciuto presidente ad interim l'oppositore Juan Guaidò mentre da Roma arriva il richiamo del capo dello Stato, Sergio Mattarella, per una linea chiara e in sintonia con l'Ue.  Intanto oggi i senatori PD hanno depositato una mozione in cui in sintesi è scritto: «L'Italia esca dall'insopportabile isolamento in cui si è cacciata sul Venezuela. La terza via di Conte e Moavero è sempre di più un sostegno offerto a Maduro (che infatti ha ringraziato il nostro Paese) ed un allineamento di fatto alle posizioni di Russa, Cina e Turchia. Per questo, cogliendo anche l'appello del capo dello Stato, chiediamo che il Governo si impegni a riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim, al fine di convocare in tempi brevi nuove elezioni libere». Le prime firme sono quelle del capogruppo Andrea Marcucci, di Matteo Renzi, di Pier Ferdinando Casini e di Alessandro Alfieri, capogruppo dem in commissione Esteri. Bruxelles non ha espresso una posizione unitaria e il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, ha esortato tutti i 28 a riconoscere Guaidò ma non ci sarà una dichiarazione congiunta a causa della opposizione di «alcuni Paesi». La situazione in Venezuela, ha detto ancora Mattarella, «richiede senso di responsabilità e chiarezza su una linea condivisa con tutti i nostri alleati e i nostri partner l'Ue». «Non ci può essere incertezza né esitazione», «la scelta tra la volontà popolare e richiesta di autentica democrazia da un lato e dall'altro la violenza della forza». L'Italia continua a mantenere una posizione neutrale, non riconoscendo né Maduro, né il suo rivale. Per questo, Roma non è presente tra le capitali europee che oggi, ufficialmente, hanno riconosciuto Guaidò come presidente ad interim, fino allo svolgimento di nuove elezioni. Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, Portogallo, Svezia, Danimarca, Olanda, Finlandia, Lituania e Austria hanno coordinato l'iniziativa che erode ulteriormente il sostegno internazionale a Maduro, al cui fianco, tra le grandi potenze, rimangono Cina, Turchia e Russia. Quest'ultima è subito intervenuta e il Cremlino ha definito il "tentativo di legittimare l'usurpazione del potere, un'interferenza straniera negli affari interni del Venezuela». Il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, ha attaccato l'iniziativa di mediazione lanciata da Bruxelles col Gruppo di contatto, creato con alcuni Paesi del Sud America: non si può mediare a suon di «ultimatum», ha detto. La Russia e Caracas sostengono la proposta di Messico e Uruguay per una conferenza di dialogo in Venezuela, il 7 febbraio, quando è prevista anche la prima riunione del Gruppo di contatto Ue. Maduro ha però sostenuto l'idea di un confronto tra America Latina e Ue nell'incontro del "Gruppo di Contatto" e ha chiesto un confronto «faccia a faccia» con Guaidò.

Intanto in un'intervista a Sky Tg24 il presidente venezuelano ha rivelato di aver scritto al Papa, chiedendogli «aiuto nella strada del dialogo» e impegno per la mediazione. Nel prossimo week end, sfruttando un ponte con la Colombia, arriveranno i primi aiuti umanitari chiesti da Guaidò. Se i militari permetteranno l'ingresso di cibo e medicinali, sarebbe il segnale di un loro appoggio al nuovo leader.  In una serie di tweet il presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana, autoproclamatosi presidente ad interim, ha ringraziato i diversi governi europei che lo hanno riconosciuto ufficialmente. «Ringraziamo il presidente Emmanuel Macron e tutto il governo della Francia per appoggiare la nostra lotta», ha scritto rivolgendosi al leader dell'Eliseo. «Apprezziamo profondamente il vostro appoggio e siamo sicuri che insieme usciremo da questa crisi politica, sociale, economica e umanitaria», ha twittato Guaidò al ministro britannico degli Esteri, Jeremy Hunt. «Grazie per il riconoscimento e l'appoggio al nostro cammino di lotta per la democrazia», è stato il messaggio per il premier spagnolo, Pedro Sanchez, tra i primi a riconoscerlo come presidente ad interim. Gli altri ringraziamenti - tra cui manca ancora quello alla Germania, altro big che ha dato il suo appoggio a Guaidò, sono stati rivolti a Canada, Austria, Danimarca, Polonia e Lituania. I tweet sono accompagnati dall'hashtag #EuropaEsta'ConVzla.