Ancora scintille minano le fondamenta del governo di Giuseppe Conte. La materia del contendere è stavolta il disegno di legge anticorruzione, su cui ieri la maggioranza è andata sotto alla Camera in una votazione a scrutinio segreto su un emendamento. Così la giornata politica, già condita dall’ennesimo scontro di Palazzo Chigi con la Commissione europea, è iniziata molto presto, con il vicepremier Luigi Di Maio che ha incontrato i due capigruppo pentastellati, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva. Quindi si sono riuniti i gruppi parlamentari, per trovare una soluzione all'impasse generato dalla sconfitta del governo sull'emendamento che ammorbidisce il reato di abuso d'ufficio e di peculato. Infine, è Giuseppe Conte a incontrare i due vicepremier, quello pentastellato e quello leghista, Matteo Salvini.

Dunque il presidente del Consiglio annuncia: «Una soluzione è stata trovata: proseguiremo nella valutazione degli emendamenti e del testo, lo porteremo poi al Senato e risolveremo», spiega Conte, lasciando intendere che sarà necessaria una terza lettura, ma «il risultato è che avevamo programmato di approvare il ddl per gennaio 2019 e lo approveremo per dicembre 2018». In pratica si prevede il ritorno del testo al Senato, nella versione originaria, subito dopo il decreto fiscale. Per poi affrontare un nuovo passaggio alla Camera, quando sarà già in corso la sessione di bilancio.

Nei piani usciti dai vertici di partito del M5S, questa mattina, c’era tuttavia la piena volontà di evitare la terza lettura del provvedimento, ipotizzando anche un solo passaggio dal comitato dei Nove, prima di farlo riapprovare in aula. Data la delicatezza della situazione, Di Maio ha chiesto che in Aula fossero presenti Conte e Salvini. «I voti segreti si faranno di fronte al governo» ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico durante l'assemblea del gruppo. «Va approvato nei primi giorni di gennaio - ha detto senza mezzi termini Di Maio - Ieri sera sono stato tentato di far saltare tutto per togliere questa cosa che difende i politici che rubano i soldi, si deve trovare una soluzione per togliere questa norma dal ddl». Ancora più irritato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: «La votazione di ieri è gravissima - commenta - Chi ruba soldi all'amministrazione pubblica la fa franca ora e questo non lo possiamo permettere». «Ora bisogna provare ad accelerare l'approvazione», conclude.

Del momento di debolezza della compagine governativa approfitta Silvio Berlusconi. Il presidente di Forza Italia infatti raduna i vertici del partito e fa il punto sulla situazione. «Speriamo e crediamo sia vicino il momento nel quale si potrà tornare a dare agli italiani un governo di personalità competenti di centro-destra, espressione della maggioranza naturale degli italiani sulla base dei risultati delle elezioni del 4 marzo», ha fatto sapere in una nota il Cavaliere.