Era il 14 agosto, quando il ponte Morandi è crollato, portando con sé la vita di 43 persone, e dopo tre mesi, oggi 15 novembre, il decreto su Genova e sulle altre emergenze è legge. Il Senato ha infatti approvato il testo in via definitiva, raccogliendo 167 voti favorevoli, 49 contrari e ben 53 astensioni. La Camera aveva approvato il provvedimento il primo novembre, dopo una seduta notturna. Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che più di tutti nel governo ha lavorato al decreto, ha alzato il pugno in segno di vittoria al momento dell’approvazione finale, scatenando le opposizioni. Ressa in Aula, tanto da costringere il presidente Elisabetta Casellati a sospendere la seduta e a dichiarare con rammarico: «Quei 43 morti pesano sulla coscienza di tutti: francamente avrei desiderato un'Aula diversa».

L’adunanza riprende poco dopo, con il presidente che redarguisce i senatori Pd in protesta. I dem agitano infatti il fascicolo del decreto e protestano, rimbrottando Toninelli «per aver gesticolato in maniera poco commendevole». Annamaria Bernini, capogruppo di Forza Italia, esorta il ministro a «non presentarsi più in aula ad alzare i pugni»: «È inaccettabile e indecente quello che ha fatto il ministro - spiega la forzista - Non gli chiediamo di condividere o comprendere quello che stiamo dicendo, ma ascolti e dia il buon esempio alle scolaresche che ci stanno guardando». Parole dure anche dal capogruppo del Pd Andrea Marcucci, che accusa Casellati di non «aver mai ripreso Toninelli», reo di essersi distratto durante le dichiarazioni con il cellulare e con una chewing-gum, e poi chiede di «chiudere con dignità la seduta di oggi, con un minuto di silenzio per i morti di Genova». E, dopo l’approvazione del presidente, la seduta si chiude proprio così.

A minimizzare le esultanze di Toninelli ci pensa un suo compagno di partito, capogruppo del movimento, Stefano Patuanelli, che le definisce «un piccolo gesto di giubilo, più che tollerabile». Quindi è lo stesso ministro che prende la parola e spiega le sue ragioni, nella bagarre generale: «Grazie all'approvazione di questo decreto, domani 266 famiglie avranno una casa. Ho gioito per i genovesi». Soddisfazione dal premier, Giuseppe Conte: «Il decreto Genova è legge. Risorse e aiuti concreti alle famiglie che hanno perso la casa, sostegno a imprese e cittadini. Avevo promesso che non avrei mai abbandonato la città in ginocchio. Il governo è al vostro fianco, Genova si rialza», scrive in un tweet.

Questione spinosa per i pentastellati, anche questa mattina i “dissidenti” hanno fatto la loro parte. Le tensioni già registrate in occasione dell’approvazione del dl sicurezza, vengono in rilievo anche stamattina, fra le minacce di espulsione. Il senatore grillino Gregorio De Falco, al centro di diverse polemiche per la sua decisione di non rispettare la linea delle alte sfere del partito, non si trovava in aula durante la votazione. Raggiunto dai cronisti all’esterno, ha mostrato sorpresa alla notizia dell'avvenuta votazione: «Hanno votato? Ma la seduta non era sospesa?». Assieme a lui altri nove senatori non prendono parte al voto: Vittoria Deledda Bogo, Alfonso Ciampolillo, Saverio De Bonis, Luigi Di Marzio, Elena Fattori, Michele Giarrusso, Cinzia Leone, Paola Nugnes e Mario Turco.

Matteo Renzi, parlando a nome dei dem, in un intervento molto vigoroso sottolinea: «Votiamo contro perché avete gettato fango sulle opposizioni: di fronte alle tragedia o si chiede alle opposizioni un patto, o si fa in modo che l'opposizione sia l'alibi per coprire le proprie incapacità». «Nelle ore successive alla tragedia - ha attaccato ancora l’ex premier - avete detto il falso sulle opposizioni: Di Maio sappia che non abbiamo approvato la concessione ad Autostrade, quello l'ha fatto il giovane deputato Matteo Salvini. Poi - ha aggiunto - è falso che il Pd abbia preso soldi da Autostrade, che invece ha finanziato la Lega Nord per l'Indipendenza della Padania». «Ricordo quanto fu indecoroso il comportamento di Rocco Casalino, il portavoce di Palazzo Chigi, quando mandò ai giornalisti un messaggio in cui chiedeva di mettere in evidenza i fischi al Pd - incalza ancora il senatore fiorentino - quanta demagogia di fronte a 43 vittime».

Su Twitter, il senatore del Pd Davide Faraone scrive: «Genova non merita un ministro da stadio, l’atteggiamento squallido di Toninelli oggi al Senato, sempre al telefono e poi con il pugno alzato in segno di sfida mentre si votava un provvedimento dopo una tragedia, è la fine della decenza #toninellidimettiti». Forza Italia si astiene, come alla Camera, «per amore della città». Fratelli d'Italia vota a favore, la leader Giorgia Meloni spiega il sì: «Non è un soccorso al governo, ma un sostegno per i genovesi e gli italiani».