Il governo ritrova compattezza dopo la burrasca della scorsa settimana, e serra le file sul fronte anti-Ue. Il ministro agli Affari europei Paolo Savona fa sapere che «non c’è dubbio che rimanderemo la manovra tale e quale». Le dichiarazioni di Mario Draghi, che lancia l’allarme spread, si scagliano contro il muro del governo italiano. Il timore è che il differenziale tocchi quota 400, un timore che scuote alcuni membri dell’esecutivo, come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, che non esclude una ricapitalizzazione delle banche qualora necessario. Anche il vicepremier Matteo Salvini si allinea al suo numero due: «Se qualcuno ha bisogno noi ci siamo, senza fare gli interventi del passato». Si trova lievemente dissenziente tuttavia Luigi Di Maio, che frena: «È tutto sotto controllo. Siamo molto vigili e attenti sulla situazione delle banche. Abbiamo contatti diretti ogni giorno con i vari manager per monitorare la situazione in tempo reale».

Nell’intervista rilasciata ieri al direttore di SkyTg24, Savona è categorico: «Noi non riesamineremo la manovra, ma il contesto nel quale ci poniamo. Ognuno si assuma le sue responsabilità». Luigi Di Maio adotta invece una linea più dura nei confronti di Mario Draghi: «Dalla Banca centrale europea vedo che arrivano strali sulla questione del pericolo dell’economia italiana per lo spread. Il governatore Draghi sa però che il problema dello spread non è legato alla manovra ma alla paura dei mercati che il Paese possa uscire dall’euro. Un problema facilmente risolvibile, con il fatto che noi nel contratto abbiamo inserito che non vogliamo uscire dall’euro».

Sulla linea di Di Maio si attestano anche i parlamentari M5S della Commissione Bilancio, che aggiungono: «Non vogliamo uscire dall’euro, né vogliamo uno scontro con la Ue. Se i mercati stanno prezzando la possibile uscita dall’euro è perché ogni giorno da parte dei commissari europei e, ci duole dirlo, anche del governatore della Bce, arrivano attacchi all’Italia. Se smettessero di evocare la nostra uscita dall’Euro i mercati tornerebbero a prezzare i nostri titoli al pari di quelli degli altri paesi membri».

Savona si rivolge direttamente al governatore Banca centrale: «Se lo spread si innalza e nessuno interviene per calmierarlo, ed è un tipico compito delle banche centrali europee, inevitabilmente la caduta del valore dei titoli mette in difficoltà le banche. Se le responsabilità della stabilità del sistema bancario passano nelle mani della Bce, dovrebbe essere lei a intervenire per evitare che il sistema bancario entri in crisi». Secondo il ministro, «nessun paese vanta la stabilità dell’Italia in un contesto così difficile. Il nostro Paese è solido, non c’è il rischio di insolvenza».

Il vicepremier leghista, intervistato dal Corriere del Veneto, conferma che la manovra «non si cambia di una virgola». «Basti pensare - continua Salvini - che uno dei principali temi di critica della letterina di Bruxelles è la revisione della legge Fornero, che è invece un mio preciso impegno morale. Forse a Bruxelles non hanno capito bene: non faccio marcia indietro nemmeno se me lo chiede Gesù Bambino». Per quanto riguarda lo spread, invece, il ministro dell’Interno spiega che «nella stessa giornata sale e scende di 40 punti, non incide sul piccolo risparmiatore ma su qualche grande speculatore. L’Italia è forte e ha le spalle larghe, ce la faremo».

Entusiasmo per i progetti italiani viene invece da oltreoceano, dove Giuseppe Conte incassa l’approvazione del presidente Donald Trump al termine di un colloquio telefonico. L’inquilino della Casa Bianca ha scritto sul suo profilo Twitter che «il primo ministro sta lavorando duramente per l’economia italiana. Avrà successo». In un secondo tweet Trump ha scritto di essere d’accordo con «la linea molto dura che l’Italia sta assumendo sull’immigrazione illegale».