Le trattative per imbastire la legge finanziaria si fanno via via più fitte, mentre i contorni di quelle che saranno le manovre economiche del governo nel prossimo anno sembrano definirsi ogni ora di più. Tuttavia non mancano dubbi e perplessità, oltre che indicazioni contrastanti dalle varie compagini che compongono l’esecutivo. Una certezza sembrerebbe arrivare dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il premier, in conferenza stampa dopo il vertice informale Ue di Salisburgo, ha infatti risposto così a chi gli chiedeva lumi circa il possibile aumento dell’Iva: «Non abbiamo mai contemplato di aggravare la posizione dei contribuenti».

Stando a quanto asserisce il vertice dell’esecutivo, inoltre, il 2% sarebbe un numero come un altro, per dire «non impicchiamoci adesso ai decimali». Conte ha avuto «un contatto costante con il ministro Tria», dal momento che il governo si trova «in piena fase di elaborazione della manovra e dei suoi dettagli». Quindi - conclude il premier - «in questo momento non ha senso tirare fuori un numero, non voglio parlare di decimali, ma il numero della manovra dovrà dare anche il segno che stiamo tenendo i conti in ordine».

Il protagonista della manovra, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, dice la sua invece per difendere il piano del governo circa la cosiddetta pace fiscale. «Parlare di pace fiscale non significa varare un nuovo condono» dichiara l’economista durante il question time in Senato, precisando che pace fiscale vuol dire «fisco amico» e «incremento della tax compliance», con «iniziative di aiuto ai cittadini in difficoltà». Parlando invece di reddito di cittadinanza, Tria garantisce che sono in corso approfondimenti tecnici da parte delle amministrazioni coinvolte sulla configurazione della misura e sulla definizione dei destinatari in linea con le indicazioni già contenute nel contratto di governo. Secondo l’economista, dunque, «l’obiettivo del governo è quello di assicurare la graduale realizzazione degli interventi di politica economica contenuti nel contratto di governo, compatibilmente con le esigenze di mantenere l'equilibrio dei saldi strutturali di finanza pubblica». Sarà la Nota di aggiornamento del Def, tuttavia, la sede in cui verrano predisposte le reali misure della manovra e il reperimento delle risorse per attuarle.

Sulla questione interviene anche il vicepremier, Luigi Di Maio. Il capo politico del M5S garantisce e assicura la compattezza del governo sulle scelte da prendere e sulle misure da attuare, smentendo anch’egli l’ipotesi di aumento dell’Iva, etichettata come «fake news»: «Non è assolutamente vero - dice il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico - perché in questo governo non si permetterà ai soldi di uscire della porta e entrare dalla finestra, non vogliamo fare il gioco delle tre carte». Maggiori certezze che l’Iva non aumenterà giungono anche dall’altro vicepremier, il leader della Lega Matteo Salvini.

Il deputato di Acerra specifica poi come «un governo compatto sta mettendo insieme le risorse, che ci sono, per mantenere le promesse fatte agli italiani». «Siccome i soldi ci sono - spiega Di Maio - le cose si possono realizzare: io ho detto che un governo serio trova le risorse, perché sennò è meglio tornare a casa». Anche Di Maio, come Tria, parla di diversi tavoli tecnici, in corso al Mef con parti politiche e tecniche: «L’obiettivo - dichiara il ministro - è mettere insieme le risorse per fare quello che abbiamo detto: si può fare molto dai tagli, ma se c’è bisogno di un po’ di deficit per migliorare la vita degli italiani ricordiamoci che è questo il primo punto». Nei piani del vicepremier, infatti, c’è una legge di bilancio «amica degli italiani» e se «dopo tanti anni di lacrime e sangue per farlo serve un po’ di deficit, non dobbiamo avere paura di sforare il 2% a meno che il 2% non sia diventato un tabù».

Confermata anche la repressione dura per chi evade il fisco, secondo Di Maio infatti chi commette questo tipo di illecito «deve andare in galera, sta nel contratto quindi si deve fare». Poi aggiunge qualche parola sulla pace fiscale, precisando che «non è un condono». «La pace fiscale aiuta chi è in difficoltà - specifica il vicepremier - mentre il condono aiuta i furbetti, quindi basta mettere una soglia a misura di persone in difficoltà». «Tecnicamente - spiega il deputato di Acerra - si tratta del meccanismo di saldo e stralcio, quindi di una procedura attiva presso la pubblica amministrazione su soldi dichiarati».

Sul problema arriva anche il parere di Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il parlamento. Ospite al programma Rai Agorà, il pentastellato ribadisce che il reddito di cittadinanza «sarà assolutamente nella finanziaria». «Il nostro obiettivo - spiega Fraccaro - è fare sì che nessuno abbia meno di 780 euro, se non riusciamo a cambiare le cose meglio andare a casa».