Bufera sul ministro della Famiglia, il leghista Lorenzo Fontana. Già conosciuto ai suoi detrattori per le affermazioni sulle coppie gay, sulle famiglie arcobaleno e per le sue partecipazioni definite eccessive e vicine al nazifascismo, questa mattina con un lungo post su Facebook si è schierato a favore dell’abrogazione della legge Mancino. La normativa, approvata nel 1993, punisce chi diffonde odio razziale, discriminazione e violenza. «Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano - scrive il ministro - I burattinai della retorica del pensiero unico se ne facciano una ragione: il loro grande inganno è stato svelato».

Dopo la dichiarazione, arrivano i pareri dei membri della maggioranza. Matteo Salvini in un primo momento si mostra favorevole, dicendo di essere «d’accordo» perché «alle idee, anche le più strane, si risponde con le idee, non con le manette». In effetti già nel 2014 Salvini aveva avviato una raccolta firme per un referendum abrogativo sulla legge Mancino, non raggiungendo tuttavia il numero richiesto. Il ministro degli Interni precisa tuttavia che «non è una priorità del governo, che ha al centro della propria azione lavoro, tasse e sicurezza».

La frenata sulla proposta arriva anche dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che sul suo profilo Facebook ricorda che «l’abrogazione della legge Mancino non è prevista nel contratto di governo e non è mai stata oggetto di alcuna discussione o confronto tra i membri del Governo». «Personalmente credo che il rispetto delle idee sia un valore fondamentale di ogni sistema democratico, - prosegue il premier - ma allo stesso modo ritengo che siano sacrosanti gli strumenti legislativi che contrastano la propaganda e l’incitazione alla violenza e qualsiasi forma di discriminazione razziale, etnica e religiosa».

Sulla questione si esprime anche l’altro vicepremier, Luigi Di Maio. In un post sulla sua pagina Facebook, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico dichiara che «la discussione sull'abrogazione della Legge Mancino può chiudersi tanto rapidamente quanto si è aperta». Dopo aver ricordato che «non è nel contratto di governo», aggiunge che «è uno di quegli argomenti usati per fare un po' di distrazione di massa che impedisce di concentrarsi al 100% sulle reali esigenze del Paese: lotta alla povertà, lavoro e imprese». Ribadisce poi la posizione sulle escalation di violenza giudicate razziste da alcune correnti politiche: «In Italia alcuni giornali stanno strumentalizzando alcuni casi di cronaca per coprire le vere emergenze del Paese e tutta l'Italia lo ha capito ieri quando si è scoperto chi era l'imbecille che ha lanciato l'uovo a Daisy Osakue. Ci sono invece milioni di disoccupati e milioni di poveri che per i giornali non esistono - prosegue Di Maio - Le soluzioni per rispondere alle loro esigenze sono dentro il contratto che il governo ha il compito di applicare. La Legge Mancino per me deve rimanere dov'è. Le pensioni d'oro invece devono scomparire alla velocità della luce», conclude il capo politico del M5S. A completare il cerchio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vincenzo Spadafora, conferma l’utilità della legge mancino chiedendo di «estenderla anche all’omofobia».

Dure repliche arrivano invece dalle opposizioni, specie quelle di sinistra. La prima voce a levarsi è quella del presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci, che accusa: «È un governo sempre più nero. Il Ministro della famiglia (sic) Fontana ora propone di abolire la legge #Mancino che vieta l'apologia di fascismo. La cosa grave è che non si tratta di un colpo di sole di un ministro un po' strambo». A lui si aggiunge il segretario dei dem, Maurizio Martina: «Altro che abrogare la legge Mancino. Da abrogare è il ministro Fontana. E con lui il governo dell'odio, sempre più pericoloso per gli italiani». Nicola Fratoianni di Leu, già impegnato in questi giorni in una dura polemica sulle politiche migratorie del governo, afferma: «Il ministro Fontana, almeno non è ipocrita: riconosce con le proprie parole strampalate contro le norme della legge Mancino di essere un razzista e un fascista. Tutto qui». Gli fa eco il compagno di partito Roberto Speranza: «Inaccettabili le parole del ministro sull'abolizione della legge Mancino. L'Italia è una repubblica democratica antifascista e antirazzista. Chi non lo ricorda non è degno di fare il Ministro. #Fontanadimettiti». Dimissioni immediate chieste anche dall’Anpi, mentre la comunità ebraica si schiera contro l'abrogazione.