Continua lo scontro in atto fra il governo e il presidente dell’Inps, Tito Boeri. Nei giorni scorsi, infatti, alla luce delle stime dell’istituto di previdenza che prevedevano gravi ripercussioni del decreto “dignità” sul mondo del lavoro (un taglio pari a 8.000 posti all’anno nei prossimi 10 anni), il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, aveva parlato di una «manina» che secondo lui avrebbe avuto l’intenzione di sabotare l’iter del decreto. 

Dopo che le accuse si erano concentrate sugli uffici della Ragioneria dello Stato, ospitati presso il ministero dell’Economia di Giovanni Tria, il capo politico del M5S aveva rilasciato una nota congiunta proprio insieme al titolare del Mef, smentendo le accuse al dicastero del Tesoro e scaricando tutte le responsabilità sull’Inps. Nella nota si leggeva anche che «le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto» sarebbero «prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili». 

Durissimo era stato anche l’attacco di Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno si era già più volte espresso contro Boeri, accusandolo di fare troppa politica (specie a sostegno del fenomeno migratorio): un ruolo, dunque, che non spetterebbe al presidente dell’Inps. Anche in questa occasione il titolare del Viminale, parlando da Mosca, ha attaccato Boeri, chiedendone addirittura le dimissioni

Tito Boeri si è dunque trovato costretto ad arroccarsi sulle sue posizioni, in difesa dell’indipendenza e dell’autonomia dell’Inps rispetto all’indirizzo politico dell’esecutivo. Il presidente dell’istituto previdenziale aveva parlato di «un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici», riferendosi anche alla Ragioneria Regionale dello Stato. Boeri aveva infine fatto riferimento a una forma di «negazionismo economico».

Nonostante ciò, l’iter per la conversione in legge del decreto “dignità” prosegue e in questi giorni si stanno tenendo le audizioni presso le commissioni parlamentari competenti. Proprio oggi anche Tito Boeri era chiamato a presentarsi presso la Commissione Finanze della Camera, dove si è recato nel pomeriggio a enunciare le valutazioni dell’Inps circa gli impatti del decreto in questione. Il presidente dell’istituto ha confermato le valutazioni già espresse circa gli impatti negativi, definendole anche «troppo ottimistiche»

Proseguendo nella relazione, Tito Boeri ha specificato che le analisi dell’istituto sono state condotte «su dati quasi interamente forniti dal ministero del Lavoro (comunicazioni obbligatorie)» avendo avuto «due giorni a disposizione per effettuare le stime, una volta ricevuti i dati dal ministero». Per quanto riguarda gli effetti sul mondo del lavoro, secondo Boeri «vi sono ampie ragioni, sia teoriche che empiriche, per ritenere che il provvedimento possa avere, almeno inizialmente un impatto negativo sull'occupazione». 

Il presidente dell’Inps si è poi difeso ancora una volta dagli attacchi ricevuti da parte dell’esecutivo, spiegando che «affermare che le relazioni tecniche esprimono un giudizio politico significa perdere sempre più contatto con la crosta terrestre». Su una sua eventuale rimozione dall’incarico, Boeri è perentorio: «Se nelle sedi istituzionali opportune mi venisse chiesto di lasciare il mio incarico anticipatamente perché ritenuto inadeguato a ricoprirlo, ne trarrei immediatamente le conseguenze, ma - prosegue il presidente - ciò che non posso neanche prendere in considerazione sono le richieste di dimissioni on line e le minacce da parte di chi dovrebbe presiedere alla mia sicurezza personale. E soprattutto non sono affatto disposto ad accettare l'idea che chi ricopre l'incarico di presidente dell'Inps debba in tutto e per tutto sposare le tesi del governo in carica».