È ormai esploso il caso del denaro che sarebbe stato “trafugato” anni fa dall’allora dirigenza della Lega Nord. Sui fatti sta indagando la magistratura ed è già arrivata una pronuncia di condanna in primo grado per il partito. Queste somme di denaro non sono state tuttavia totalmente ritrovate durante i sequestri effettuati nel solco del processo di prima istanza: secondo l’accusa però non sarebbero necessari nuovi provvedimenti specifici per sequestrare beni e somme comunque ritrovati in attesa del giudizio d’appello. Un parere confermato dalla decisione della Corte di Cassazione, investita del quesito. La Suprema Corte ha ritenuto legittimo il sequestro dei fondi «ovunque trovati» senza necessità di una pronuncia ad hoc. 

In un’intervista “rubata” da SkyTG24 Umberto Bossi, storico leader della Lega Nord e attualmente senatore per il partito da lui fondato, ha risposto alla giornalista che gli chiedeva di questi soldi «Chiedete ai Servizi italiani… Hanno organizzato loro…». Un’affermazione che getta più di una luce sinistra sull’intera vicenda. 

Così i capigruppo della Lega al Senato e alla Camera, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, hanno deciso di concerto con le alte sfere del partito di chiedere l’intervento del presidente della Repubblica. «Milioni di italiani per bene si riconoscono nell’azione della Lega, mettere fuorilegge un partito per eventuali errori di altri risalenti a dieci anni fa non garantisce quello spirito di democrazia, libertà e partecipazione popolare su cui si fonda la nostra Costituzione – spiegano i due parlamentari – Ne parleremo col garante di questa Costituzione, nel pieno rispetto dei tanti giudici – la stragrande maggioranza – che svolgono bene e con imparzialità la loro funzione». 

Dello stesso avviso è il segretario della Lega, il ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Mattarella deciderà se sono in ballo la libertà di espressione e la democrazia». Secondo il capitano leghista «il 99% dei magistrati italiani lavora senza pregiudizi», e «se qualcuno dieci anni fa ha speso in maniera errata 300mila euro e verrà condannato in via definitiva, di quei 300mila euro, anche se non c’entro nulla, sono personalmente disposto a farmi carico». Spiega ancora il segretario del partito di Via Bellerio, che «se questo significa attaccare politicamente un partito che sta conquistando la fiducia degli italiani ne parlerà con Mattarella». 

Di diverso avviso è invece l’Associazione Nazionale Magistrati, che in una nota fa sapere di ritenere «incostituzionale» l’evocazione di «un possibile intervento del Capo dello Stato», definita «fuori dal perimetro costituzionale». Salvini replica trovando «bizzarro» che lui «non possa andare a parlare con il garante della Costituzione». 

Al titolare del Viminale giunge la solidarietà di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Commentando la vicenda con i giornalisti presenti a Montecitorio, il presidente del partito della fiamma tricolore ha spiegato che secondo lei «questa sentenza lascia molti dubbi perché la Lega rimane parte lesa di questa vicenda». «In altre situazioni – dice ancora Meloni – ricordo il caso Lusi-Margherita-Pd, Lusi dovette ridare i soldi al Pd, mentre in questo caso non ce la si prende col responsabile ma col partito». «Credo che la Lega debba fare politica liberamente – conclude il leader di FdI – senza che si utilizzino strumenti di questo tipo».