Continua il clima di enorme tensione sulla scena politica del Paese dopo le vicende che negli ultimi giorni hanno acceso il contrasto fra il Quirinale e diverse forze politiche del Parlamento. Domenica sera, infatti, il Presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte ha rimesso il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica, dopo aver constatato il rifiuto di quest’ultimo ad accettare il nome del prof. Paolo Savona come ministro dell’Economia. La mossa di Sergio Mattarella non è piaciuta innanzitutto alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, la quale in una diretta dal suo profilo Facebook ha dichiarato di voler intraprendere l’iter della messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica, reo, secondo Meloni, di aver tradito il voto del popolo sovrano per un’imposizione derivante dalla Ue. Dello stesso avviso si sono mostrati Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio che, in diretta da un evento elettorale a Fiumicino, hanno espresso la comune volontà di valutare gli estremi di quello che gli angloamericani chiamano “impeachment”. Il leader della Lega Matteo Salvini ha preferito invece smorzare i toni, dicendosi molto critico nei confronti di Mattarella ma non a tal punto da avviare la messa in stato di accusa. Nonostante ciò anche ieri, mentre Carlo Cottarelli si recava al Quirinale per ricevere l’incarico, sui media e sulla stampa si rincorrevano le accuse nei confronti del Presidente della Repubblica, che trovano forti conferme in queste ore.

Mentre si attende che Mattarella riceva il presidente del Consiglio incaricato al Colle per definire la squadra dei ministri e sciogliere le riserve, fuori dal Quirinale i partiti esternano le loro posizioni. La Lega non voterà la fiducia al governo Cottarelli, ma, in rottura con il M5s, non voterà neanche la proposta di messa in stato d’accusa per il Presidente della Repubblica. Il Consiglio federale annuncia infatti che contemporaneamente alle proteste che il M5s condurrà nelle piazze contro il Presidente della Repubblica, questo weekend la Lega organizzerà delle iniziative con i gazebo per sensibilizzare gli elettori sul tema dell’elezione diretta del Capo dello Stato. Dall’altra parte, Luigi Di Maio, che pure non voterà la fiducia al governo del Presidente, persiste nella volontà di chiedere la messa in stato d’accusa

 

Spaccatura all’orizzonte per l’alleanza gialloverde, mentre Silvio Berlusconi rinvigorisce quella del centrodestra annunciando che non voterà la fiducia al governo Cottarelli. Pur esternando critiche nei confronti agli attacchi al Presidente della Repubblica, il leader di Forza Italia ha mandato un chiaro segnale di distensione a un Salvini che invece complica la situazione, opponendo un «Vedremo…» a chi gli chiedeva se alle prossime elezioni il centrodestra sarà presente in maniera compatta. 

Carlo Cottarelli è atteso alle 16:30 al Quirinale, dove con Mattarella stilerà la lista definitiva dei ministri di un governo che non riceverà la fiducia di nessuna forza politica: anche il Pd infatti, unico partito rimasto a non aver dichiarato la sfiducia al governo nascente, opterà per l’astensione «in ossequio alla natura neutra del governo», spiega Lorenzo Guerini. I ministri saranno probabilmente 12 e il totonomi impazza ormai da ore. Una figura chiave che i cronisti danno per confermata in questi minuti è quella di Guido Tabellini al ministero dell’Economia. L’economista, noto alle recenti cronache per essere stato uno dei favoriti ad assumere la carica di premier «terzo» voluto da Salvini e Di Maio potrebbe quindi occupare il tassello del governo che ha fatto fallire il mandato precedente. Le altre ipotesi vedrebbero Paola Severino, Rettore della Luiss, al ministero della Giustizia, dove era già stata con il governo Monti, in lizza con Sabino Cassese, giurista componente della Corte Costituzionale. Allo Sviluppo Economico potrebbero invece andare Tito Boeri, presidente dell’Inps, o Enrico Giovannini, l’economista scelto da Letta indicato anche lui dalle cronache come possibile espressione unitaria di Salvini e Di Maio sulla premiership. Ancora il diplomatico Giampiero Massolo alla Farnesina, e il prof. Enzo Moavero Milanesi agli Affari Europei. Così, mentre lo spread raggiunge i preoccupanti livelli del 2013 e le banche italiane affondano in Borsa, tutto il Paese attende la nascita di un governo che con tutta probabilità non riceverà la fiducia da nessuna forza politica