Nuovo stallo nella corsa per la formazione del nuovo governo. Quella di ieri era apparsa a tutti fin da domenica sera come la giornata della svolta, quella in cui sarebbe stato reso noto il nome del futuro premier e qualche indiscrezione più concreta sui ministri. Nella serata di domenica, infatti, Luigi Di Maio, capo politico del M5S, aveva fatto sapere da Milano, dopo un incontro col segretario leghista Matteo Salvini, che i due erano «pronti a riferire su tutto» e che avevano informato il Quirinale. Dal Colle poi lunedì mattina erano arrivate le convocazioni: il M5S alle 16:30, la Lega alle 18. La mattinata è stata molto travagliata per i cronisti: con il totonomi che impazzava, il nome più rilanciato è stato quello del professore torinese Giulio Sapelli. Era stato lo stesso Sapelli a confermare la sua candidatura, parlando ai microfoni di Radio Cusano. «Sono in attesa che mi chiamino dal Quirinale» aveva confermato l’ex presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Ma forse è stata proprio questa indiscrezione a far saltare la trattativa sul suo nome, in concorrenza, secondo i cronisti, con quello di Giuseppe Conte, giurista accreditato in quota M5s. Il partito di Grillo aveva infatti proposto Conte, che insegna diritto privato a Firenze e alla Luiss di Roma, come ministro per la Pubblica Amministrazione. 

Tuttavia il momento più atteso si è rivelato anche quello più deludente per le speranze di cronisti e cittadini: quando Luigi Di Maio si è rivolto ai giornalisti riuniti nella sala stampa del Quirinale, dopo aver parlato con il Presidente della Repubblica, è subito apparso chiaro a tutti che la giornata si sarebbe conclusa con una nuova fumata nera. Il leader dei pentastellati ha infatti spiegato come avesse chiesto ancora tempo per limare i punti del programma, specificando anche che non avrebbe parlato in pubblico di nomi, tema che rimane in secondo grado rispetto al «contratto di governo». Rispetto a quest’ultimo, infatti, i lavori procedono ancora a tappe forzate. Giulia Grillo, capogruppo alla Camera del movimento, ha dichiarato questa mattina di essere al lavoro notte e giorno per redigere il contratto. «Stiamo facendo una cosa mai fatta prima: - ha spiegato l’onorevole – facciamo nascere un governo partendo dalle soluzioni concrete per i cittadini». Il deputato dei 5s ha dunque espresso fiducia nel fatto che i lavori si chiuderanno presto

Stando alle parole espresse invece da Matteo Salvini ieri, a margine dell’incontro con il capo dello Stato, la situazione sarebbe lievemente più complessa. Rivolgendosi ai telespettatori di «Mentana, SkyTG24 e RaiNews24», il segretario della Lega ha dichiarato di voler essere chiaro rispetto a delle criticità riscontrate in alcuni temi su cui le proposte politiche dei due partiti divergono. Anche dal leader del partito di Via Bellerio, tuttavia, arrivano due conferme importanti: la prima è che lo stallo è davvero sui temi, e non sui nomi come invece ipotizza gran parte della stampa; la seconda è che i lavori per la redazione della proposta di governo sono ancora in corso e sono prioritari rispetto alla designazione del premier e dei ministri. «Se non si chiude subito, andiamo al voto» minaccia però Salvini, in un discorso che in alcuni ambienti del M5s hanno già bollato come «da campagna elettorale».

Le speculazioni si sprecano. Oltre a chi ipotizza che alla base della frenata sull’accordo ci sia stata la riproposizione della premiership di Luigi Di Maio, c’è anche chi pensa invece che lo scontro sia sul nome da proporre per il ministero dell’Economia. In realtà le divergenze più ampie sembrano registrarsi su temi come l’immigrazione, le grandi infrastrutture pubbliche, l’Europa, la giustizia e la sicurezza. Sono tanti dunque i nodi ancora da sciogliere, in un momento in cui la pressione del Quirinale sembra allentarsi (Mattarella avrebbe concesso un’altra settimana), cresce invece quella proveniente dai gruppi di Forza Italia. Dopo la riabilitazione di Silvio Berlusconi pronunciata dai giudici milanesi, il Cavaliere è tornato candidabile e dunque potrebbe rientrare nei giochi. Da Fi giunge a Salvini un avvertimento, di stare attento agli inganni del movimento. E anche da Fratelli d'Italia arriva lo stesso avvertimento, ieri nelle parole di Giorgia Meloni, oggi in quelle di Guido Crosetto che dice: «Il rischio che fallisca la trattativa Lega-M5S c'è, perché ieri avevano promesso a Mattarella che avrebbero dato il nome del premier, punto di partenza per la formazione del governo, e poi non sono stati in grado di farlo. - spiega il deputato di Fdi - Salvini è rimasto solo». L’alleanza di centrodestra tuttavia regge, e lo conferma lo stesso capitano della Lega parlando ai giornalisti della sala stampa del Quirinale.

Pressioni arrivano anche dall’Europa. Il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos ha auspicato che «col nuovo governo in Italia non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria». Ha trovato tuttavia un muro in un tweet di Salvini che definisce «inaccettabile l’interferenza di non eletti». «Abbiamo accolto e mantenuto anche troppo, - spiega il segretario della Lega – ora è il momento della legalità, della sicurezza e dei respingimenti».

Nessun colloquio fra Salvini e Di Maio è previsto per oggi, i due si sono sentiti però questa mattina al telefono, mentre i gruppi continuano a lavorare sulla redazione del contratto. Nel fine settimana i due partiti consulteranno gli elettori sulla proposta politica del futuro governo. Davide Casaleggio ha già annunciato una votazione sulla piattaforma Rousseau, mentre Gianmarco Centinaio, capogruppo della Lega al Senato, ha allertato le divisioni locali del partito affinché si preparino a consultare i cittadini nelle loro piazze nelle giornate di sabato e domenica.