È iniziato questa mattina alle 10 il nuovo giro di consultazioni presso la Presidenza della Repubblica. Dopo il fallimento della trattativa fra Pd e M5s, infatti, il Capo dello Stato ha deciso di rompere gli indugi e convocare i partiti per una decisione definitiva sul rebus governo. Sembra ancora impossibile la creazione di un esecutivo politico che premi i “vincitori” del 4 marzo, Movimento e Lega, mentre sembra più probabile la nascita di un governo “di tregua” o di transizione che possa rispondere agli impegni economici e internazionali. 

Le dichiarazioni più attese erano quelle di Matteo Salvini. Dopo l’annuncio di Luigi Di Maio ieri, ai microfoni di Lucia Annunziata, circa la disponibilità a convergere sulla figura di un premier terzo, Salvini avrebbe potuto ancora una volta cogliere l’opportunità del contratto di governo, tagliando fuori Forza Italia e Fratelli d’Italia. Poco prima di mezzogiorno, tuttavia, terminato il colloquio con il Presidente della Repubblica, il leader leghista, affiancato da Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, ha parlato brevemente ai giornalisti riuniti nella sala stampa della Vetrata al Quirinale, dicendosi disponibile a cogliere un incarico di governo a nome di tutto il centrodestra. La coalizione, secondo Salvini, è infatti quella che più riscontra il favore degli elettori. Il segretario della Lega riferisce dunque di aver chiesto al Presidente Mattarella di mettersi al lavoro già nelle prossime ore per cercare una maggioranza di governo che possa rispondere alle esigenze degli italiani.

Ma la prima delegazione a salire al Colle era stata quella del Movimento 5 stelle. Luigi Di Maio al termine del colloquio, dopo aver ringraziato Mattarella per l’impegno e la pazienza, ha ricordato i tentativi del suo partito per la formazione di un governo basato sul contratto di governo alla tedesca. Proseguendo, il deputato di Acerra aveva ribadito la disponibilità a scegliere insieme a Salvini un premier terzo e condiviso ma aveva anche aggiunto che il M5s non è disponibile a votare la fiducia a governi tecnici «come quello del 2011». «Se non ci dovessero essere le condizioni per un governo politico che non faccia solo quadrare i conti – conclude il capo politico del M5s – secondo noi è meglio tornare alle urne». Un finale che, secondo Di Maio, il Movimento ha cercato di scongiurare con ogni mossa ma che il cinismo e l’egoismo dei partiti ha reso indispensabile.