Si è chiusa poco prima delle 20 di ieri sera la Direzione del Pd, con un voto unanime che dà fiducia e legittimazione al segretario reggente, chiedendogli di condurre il partito verso il congresso con una linea che chiude alle alleanze con centrodestra e M5s. Nessuna spaccatura quindi fra i dem, dopo che si era paventato un duro scontro fra “renziani” e “governisti”. Uno scontro che non c’è stato così come non si è verificato, in realtà, quel colloquio privato fra Renzi e Martina di cui alcuni giornali avevano bisbigliato ieri, prima dell’inizio della Direzione.

Il ruolo dell’ex premier viene disegnato questa mattina da Dario Nardella. Il sindaco di Firenze, successore di Renzi e suo fedelissimo, ha infatti spiegato ai microfoni di Radio 24 che «Renzi si è dimesso, ha scelto di non avere più una responsabilità». Tuttavia, secondo Nardella, «il suo punto di vista oggettivamente pesa nel dibattito, ma non ci trovo niente di male in questo». 

Su Radio1 interviene invece Ettore Rosato. Il vicepresidente dem della camera ha detto: «Noi abbiamo dato disponibilità al dialogo con tutte le forze politiche ma con dei paletti: no a Di Maio o Salvini premier». Sui nomi da presentare, il padre della vigente legge elettorale non si discosta dalla posizione del partito: «Certamente – ha detto Rosato - Gentiloni ha tutte le carte in regola per essere un rappresentante del Pd come possibile premier».

A confermare la linea espressa da Rosato è anche il presidente del Pd, Matteo Orfini. «È chiaro che noi non possiamo fare parte di un governo politico con il Movimento cinque stelle o con Salvini e il centrodestra perché sarebbe incompatibile con quello che è il Pd» spiega Orfini, aprendo però alla possibilità di un esecutivo di responsabilità nazionale condiviso da tutte le forze politiche. Negativa invece la risposta all’ipotesi di Giorgetti della Lega come Presidente del Consiglio. «Ovviamente non lo appoggeremmo, - ha infatti affermato il presidente dem - un governo Giorgetti sarebbe un governo politico di centrodestra».

La conclusione finale delle trattative per un esecutivo politico retto anche dal Pd è ribadita pure da Andrea Marcucci. Il presidente dei senatori dem infatti sostiene che, secondo quanto stabilito ieri in Direzione, «non ci sono possibilità di sostenere un governo Di Maio o un governo Salvini». Marcucci, che viene considerato un esponente della corrente dei “renziani”, ha spiegato a La Stampa che il futuro della segreteria guidata da Martina sarà deciso dall’assemblea nazionale. Su Matteo Renzi, Marcucci dice che «è un ex Presidente del Consiglio ed un ex segretario. È un autorevole senatore, che gode di un seguito molto diffuso. Non si tratta di mollare o meno il comando ma di avere o non avere idee utili al Paese e ai democratici. E in quanto a idee utili al paese – continua il capogruppo dei senatori Pd - penso che Matteo Renzi ne abbia ancora tante». Sul rebus governo la posizione di Marcucci è uguale a quella dei suoi compagni di partito, ma a Di Maio ricorda che «ricorrere a elezioni nel breve periodo, senza cambiare la legge elettorale, non servirebbe a nulla».