Cresce l’attesa per la Direzione del Partito Democratico che avrà luogo domani e che dovrà formare la volontà collettiva dei dem circa l’accordo con il M5s. Dopo i timidi segnali di apertura giunti dal segretario reggente, Maurizio Martina, e dalla sinistra del partito, infatti, Matteo Renzi e i suoi “renziani” hanno sbarrato la strada a qualsiasi accordo. Proprio la corrente vicina all’ex presidente del consiglio ha redatto in queste ore un documento che chiede alla Direzione di domani di non fare alcuna conta interna, ma di creare la strada per un confronto con le forze politiche che non porti mai, però, il Pd a votare un esecutivo a guida Di Maio o Salvini. 

La prima firma è quella di Lorenzo Guerini, fedelissimo dell’ex segretario, e il documento verrà presentato domani durante la riunione dei dem, potrà essere modificato e votato. Nella premessa si legge: «Siamo parlamentari eletti con il Partito Democratico e/o membri della Direzione Nazionale. Proveniamo da storie e percorsi diversi. Non sappiamo se il prossimo congresso ci vedrà sulle stesse posizioni o se, del tutto legittimamente, sosterremo candidati diversi. Pensiamo – continua il documento - tuttavia che tre punti chiave ci uniscano in modo forte». Il primo punto verte appunto sul danno che potrebbe derivare al partito da una conta interna nella Direzione di domani. Secondo Guerini e i parlamentari dem che hanno sottoscritto il documento è invece necessaria una riflessione condivisa sul futuro del Paese e del centrosinistra italiano. Il secondo punto parla invece dello stallo nella formazione del nuovo governo, addebitandone la colpa «all’irresponsabilità del centrodestra e del Movimento 5 stelle che con la loro campagna elettorale permanente hanno messo e stanno continuando a mettere in difficoltà il nostro Paese». Nel terzo punto invece viene esposta l’esigenza di rispettare il voto del 4 marzo e il suo esito. Il governo, secondo i firmatari, spetta a Salvini e Di Maio, che però non devono ricevere la fiducia del Pd. «È utile invece – si legge ancora - impegnarci a un lavoro comune, insieme a tutte le forze politiche, per riscrivere insieme le regole del nostro sistema politico-istituzionale». La dichiarazione si chiude con un augurio rivolto all’intera comunità del partito, che «sappia affrontare i passaggi difficili di questa stagione politica in modo coraggioso e il più possibile unitario». 

Secondo Lorenzo Guerini, il documento è un contributo all’unità del partito. «È una bozza aperta al contributo di tutti -  ha dichiarato l’ex vicesegretario del Pd - Lo sforzo che vorrei tutti mettessimo in campo è solo questo: lavorare per non dividerci, per ricercare invece le ragioni e la forza della nostra unità». Anche l’altro ex vicesegretario del Pd, Debora Serracchiani, che non vuole essere annoverata fra i renziani, ha aderito al documento per evitare «l’inizio della fine». Dopo aver chiarito che dalla Direzione di domani deve uscire una risposta netta e certa all’invito del Presidente della Repubblica, il governatore uscente del Friuli Venezia Giulia ha messo in guardia i compagni: «Non son più accettabili giochi sulla pelle del partito, strategie di secondo grado tutte interne e mirate a spartirsi un centinaio di posti in Parlamento, con l'illusione di guidare da lì un corpo del partito sempre più esile e sfiduciato».