Ieri sera Matteo Renzi è stato ospite di Fabio Fazio all’interno del programma “Che tempo che fa” in onda su Rai Uno. L’intervista era molto attesa dall’opinione pubblica italiana perché Matteo Renzi, tornato sugli schermi dopo un’assenza che perdura dalle ultime elezioni politiche, avrebbe detto la sua sull’accordo fra il Partito democratico e il Movimento 5 stelle

«Siamo seri – ha esordito il segretario dimissionario del Pd – chi ha perso le elezioni non può andare al governo: non possiamo pensare che i giochetti dei caminetti romani valgano di più della scelta degli italiani». Renzi si è quindi fin da subito dimostrato contrario a un accordo che vanificherebbe il risultato elettorale delle elezioni politiche. Sta a chi ha vinto, secondo l’ex presidente del consiglio, la responsabilità di fare il governo. Continuando, non esclude la possibilità di un incontro, magari in streaming, con Di Maio, ma ritiene incompatibili il Pd con le prerogative della Casaleggio. 

Un confronto dall’opposizione, quello che auspica Matteo Renzi, che definisce impossibile l’accordo con il M5s, che porterebbe il Pd a essere l’alibi per le mancate riforme del Movimento. «Non è una ripicca dire di no, - afferma il senatore fiorentino - ma dignità e etica nel rispetto del voto». L’accusa nei confronti di Di Maio è quella di essere l’unico a pensare che gli italiani lo vogliano premier, dal momento che ha preso il 32% e non il 51%. 

Nel ricordo dell’occasione riformatrice persa il 4 dicembre del 2016, Matteo Renzi auspica poi una nuova stagione costituente per il nostro Paese. Nel solco del modello francese, semipresidenziale e a doppio turno, una svolta monocamerale dell’Italia potrebbe adesso essere gestita, secondo il democratico, dai vincitori, Lega e 5 stelle. 

Già nella serata, subito dopo l’intervento in diretta televisiva di Renzi, Luigi Di Maio aveva fatto sapere in un post di essere deluso dal comportamento di un Pd che non riesce a liberarsi dall’ex segretario. «Il Pd ha detto no ai temi per i cittadini e la pagheranno» aveva scritto il capo politico del M5S, annunciando novità nella giornata di lunedì.

In un video pubblicato sul suo profilo Facebook dopo le 13, infatti, Luigi Di Maio si è espresso sull’intera questione. L’ex vicepresidente della Camera ha puntato innanzitutto il dito contro la legge elettorale scritta dagli altri partiti, che sta costringendo l’Italia a due mesi senza un governo. La responsabilità, secondo Di Maio, è proprio dei partiti egoisti che hanno dimostrato di «pensare solo al proprio orticello». Prosegue ricordando che già in campagna elettorale il movimento avrebbe chiesto sostegno agli altri partiti se non avesse avuto la maggioranza in Parlamento, e così ha fatto chiedendo innanzitutto a Salvini. «La Lega ha preferito al cambiamento Berlusconi, colui che ha creato Equitalia, la riforma Fornero e che ha bloccato per 20 anni l’Italia per suo tornaconto – accusa Di Maio – lo stesso Berlusconi che se avesse avuto i numeri per fare l’alleanza col Pd avrebbe abbandonato Salvini nella notte fra il 4 e il 5 di marzo». 

Si rivolge dunque al Pd, dicendosi deluso dal fatto che anche quando la batosta sembrava avesse reso i dem consci dei loro errori, torna Renzi. Di Maio accusa l’ex premier di non aver chiesto neanche scusa ai cittadini per i danni causati dal suo governo, e che nonostante ciò ha riproposto una riforma costituzionale. Il tentativo di un contratto di governo con il Pd, resosi necessario secondo Di Maio a seguito della legge elettorale vigente, voleva vincolare i dem a rispettare i loro programmi, a differenza di quanto fatto negli ultimi 5 anni. «Ce l’abbiamo messa tutta ma a questo punto non c’è altra scelta  - spiega il capo politico dei 5s – chiedo a Salvini di dire insieme al Presidente della Repubblica che è meglio andare al voto a giugno». 

Nonostante l'esito delle elezioni in Friuli Venezia Giulia riapra la partita del governo a favore del centrodestra, dal M5s giunge quindi la chiamata alle urne per realizzare – dice Di Maio – quel secondo turno che Renzi vuole, «ma stavolta il ballottaggio è fra gli interessi sporchi dei partiti e il cambiamento». La parola passa adesso al Quirinale.