Secondo giro di consultazioni per il Presidente della Camera Roberto Fico, nel solco del mandato esplorativo conferitogli dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la finalità di sondare le possibilità di creazione di una compagine governativa comprendente M5s e Pd. Dopo la delegazione dem, alle 13 è stata la volta di quella pentastellata. Il capo politico del movimento, Luigi Di Maio, è arrivato a Montecitorio insieme ai capigruppo di Camera e Senato, Giulia Grillo e Danilo Toninelli. Dopo poco più di 45 minuti di colloquio, Di Maio ha parlato di fronte ai giornalisti riuniti nella Sala della Lupa.

In apertura, il leader pentastellato ha tenuto a precisare che quella sul tavolo non è un’alleanza. «Dobbiamo abbandonare il vocabolario della prima e della seconda Repubblica. Questa è la terza Repubblica – spiega Di Maio - e non ci sono alleanze: qui le forze politiche fanno un passo indietro e fanno un passo avanti i cittadini», quindi continua spiegando che il loro tentativo è quello di mettere al centro questioni irrisolte da trent’anni. «Stiamo cercando di portare a casa non un compromesso al ribasso, ma un contratto al rialzo per risolvere i problemi degli italiani» dice il capo politico del Movimento, evidenziando come ai cittadini interessano le questioni fondamentali di lavoro e povertà, e non i litigi delle forze politiche che non accantonano le loro posizioni strategiche. Parla di «novità assoluta» del m5s al governo, il candidato premier dei grillini, puntando il dito contro Salvini: «Potevamo fare come la Lega, potevamo scegliere di non andare al governo e continuare a dire che le cose andavano male; io non vedo l’ora di mettermi al lavoro!». Di Maio continua enucleando i problemi che un suo eventuale governo risolverà, all’interno del dialogo con le altre forze politiche europee e i paesi membri della Ue. Quindi si rivolge a chi, fra le fila di M5s e Pd, si dice contrario all’accordo fra i due partiti. «Vi capisco, ma qui non si parla di andare col Pd e negare le profonde differenze che ci sono state nel presente e nel passato» spiega Di Maio, affermando di aver superato l’ottica degli schieramenti per cogliere l’opportunità della XVIII legislatura. Chiede uno sforzo, il leader 5s, a coloro che nel Pd si dichiarano contrari all’unione, apprezzando invece le dichiarazioni di apertura del segretario dem. Le richieste uscite fuori dal voto del 4 marzo, secondo Di Maio, devono far prevalere il buon senso. Non sono mancate le parole per Silvio Berlusconi. Parlando della libertà d’informazione nel nostro paese, il capo politico del M5s non si è limitato a riferirsi alla Rai, ma ha citato anche le reti in mano all’ex presidente del consiglio, accusandolo tra l’altro di aver minacciato Salvini qualora decidesse di lasciare la coalizione. «Un politico non può possedere organi di informazione» chiude Di Maio, che spiega poi come da nuove elezioni il M5s uscirebbe rafforzato, ma che preferisce capitalizzare questo 32% e fare un contratto per gli italiani, che sarà valutato dagli iscritti secondo i metodi decisionali tipici del movimento. I 5 stelle sono quindi disponibili ad avviare le contrattazioni per stilare con il Pd un accordo di governo. 

Linea compatta quella del Movimento, confermata per altro dal capogruppo al Senato, Danilo Toninelli. L’onorevole aveva infatti già prima dell’incontro con Fico espresso parole di apprezzamento nei confronti delle dichiarazioni del segretario dem Martina. La certezza, ribadita da Toninelli, è quella che non si parla di alcuna alleanza, semplicemente di un contratto che vedrà comunque il Movimento protagonista. Il Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, ha chiesto di essere ricevuto dal Presidente della Repubblica alle 16:30. Al centro del colloquio ci sarà probabilmente la richiesta da parte di Fico di una proroga dell’incarico, per permettere ai partiti di attivare i loro processi decisionali interni e iniziare a dialogare per la stesura del contratto.