L’annuncio arriva nel pomeriggio della Festa della Liberazione: il Presidente della Camera Roberto Fico rivedrà i partiti nella giornata del 26, prima di salire al Colle per riferire circa il mandato esplorativo conferitigli. Il programma, diffuso da Montecitorio, prevedeva l’incontro con la delegazione del Partito democratico alle ore 11 e quella del Movimento 5 stelle alle ore 13. 

Proprio alle 11, infatti, la delegazione dem è arrivata a Montecitorio per essere accolta nel salottino del Presidente. L’incontro è durato poco più di mezz’ora, al termine della quale il segretario reggente Maurizio Martina, insieme ai capigruppi Del Rio e Marcucci e al Presidente Orfini, ha rilasciato delle dichiarazioni che fanno ben sperare per il futuro dell’esecutivo. Dopo aver rinnovato l’affetto e gli auguri per il Presidente emerito Napolitano, attualmente ricoverato in ospedale a seguito di un problema al cuore, l’ex ministro per le Politiche Agricole ha infatti registrato dei segnali di crescita da parte del M5s. «Riconosciamo passi in avanti – spiega il segretario dem - soprattutto relativamente alla necessità di chiudere definitivamente la fase del confronto fra M5s e centrodestra». Dopo aver mostrato apprezzamento per le parole di chiusura pronunciate lunedì scorso da Luigi Di Maio nei confronti di Salvini e Lega, Martina ribadisce però le differenze profonde fra il Partito Democratico e il movimento. «È vero che siamo forze diverse che hanno espresso punti di vista molto differenti – spiega il successore di Renzi – ma questo non esclude la possibilità di riconoscere i passi in avanti fatti». Maurizio Martina annuncia quindi che sarà la Direzione nazionale del 3 maggio che deciderà come proseguire, in ossequio alla natura comunitaria e collettiva del Pd. «Quello che ci interessa è provare a dare una mano a questo paese in una fase molto delicata della sua storia politica» continua poi l’ex ministro, puntando il dito contro chi ha perso 50 giorni per produrre solo fallimenti nelle trattative. 

In casa Pd, però, le opinioni divergono. In un tweet il senatore dem Margiotta sintetizza quello che è il pensiero di molti al Nazareno: «Accordo con M5s é posizione assolutamente minoritaria nei gruppi parlamentari e in direzione Pd. Siamo un partito, che per cambiare linea necessita di deliberati di organi, non di ordini da Casaleggio». La chiusura più dura arriva dai renziani. Nel web e sui social in questi giorni sono molti a chiedere all’ex segretario ed ex Presidente del Consiglio di tornare in campo per impedire questo accordo. Da parte sua, Matteo Renzi ha presenziato ieri alle celebrazioni per la Liberazione a Firenze senza rilasciare dichiarazioni ufficiali. Molte fonti riportano tuttavia alcune parole del senatore fiorentino che avrebbe chiesto alla gente per strada la loro opinione circa un governo Pd-5s, ricevendo molte risposte negative. Non ci stanno dal fronte dei governisti, dove Ginefra, riconducibile all’area del governatore pugliese Emiliano, in una nota dice che Renzi, da dimissionario, non dovrebbe decidere delle sorti di questa trattativa. «Le decisioni si prendono a Roma al Quirinale, non a Firenze» scrive Ginefra, che auspica un ritorno alle primarie per decidere i candidati alle politiche in caso di nuove elezioni, affinché nessuno possa abusare della sua posizione dominante per nominarli come nel caso delle scorse elezioni politiche.