Mentre proseguono i colloqui con il presidente del Senato per trovare una quadra al rebus del governo con il centrodestra, c’è un altro filo che corre dal M5S alla sinistra del parlamento, al Partito Democratico. In un momento in cui le speranze per un esecutivo formato dal centrodestra e dal Movimento sembrano dissolversi, infatti, torna in auge l’ipotesi di un asse diverso.

Questa mattina le prime voci a levarsi tra i dem sono quelle di Serracchiani e Fassino. L’ex vicesegretaria del PD, infatti, ospite a Radio Capital aveva formulato l’ipotesi di una possibile convergenza di programmi con il partito di Di Maio, chiarendo però che i democratici non sono assolutamente disposti ad un dialogo libero con il M5S. Tuttavia, secondo la Serracchiani, i dem saranno presenti al tavolo delle trattative che si aprirà dopo le consultazioni a Palazzo Giustiniani. Le fa eco l’ex sindaco di Torino, che decretando il fallimento dell’intesa fra centrodestra e M5S annuncia che adesso tocca al PD «fare la sua parte».

L’apertura è subito stata colta da Danilo Toninelli, capogruppo del M5S al Senato, che si è detto pronto a instaurare un dialogo con il Pd per trovare una «via di mezzo» tra i loro programmi, con o senza Matteo Renzi. In diretta a Rtl 102.5, Toninelli ha anche colto l’occasione di esprimere la sua sul paragone tra Dudù e Salvini operato da Di Battista: «Avrebbe potuto evitare – dice il senatore – ma Di Battista ha sempre usato un linguaggio forte perché dobbiamo comunicare con tutti». 

Immediata la replica dai piani alti del Partito democratico. Ettore Rosato, primo firmatario della vigente legge elettorale, fa sapere in un tweet che il Pd non è la ruota di scorta di nessuno. «Non è sufficiente sbianchettare il programma elettorale – scrive Rosato - per farci dimenticare che per anni avete considerato le riforme del Pd il male assoluto». Più dura la replica di Michele Anzaldi, deputato dem, che ricorda a Toninelli che nonostante i loro veti su Berlusconi, sono stati proprio loro a votare Casellati alla presidenza del Senato. Secondo l’onorevole un’intesa fra Fi e M5s c’è già stata in parlamento. «Stanno superando il peggio della prima Repubblica» conclude il deputato. 

Tuttavia le fonti parlamentari disegnano uno scenario del tutto diverso. Nelle camere, infatti, si profila già un nulla di fatto per le consultazioni in programma oggi con il Presidente del Senato. Il prossimo step potrebbe essere quello di affidare un nuovo incarico esplorativo a Roberto Fico, presidente della Camera, con la finalità di sondare le possibilità di un asse Pd-M5s. Tuttavia un gesto del genere da parte del Presidente della Repubblica potrebbe essere un’ingerenza troppo forte all’interno delle dinamiche di un partito che sostiene ancora Di Maio per il ruolo di presidente del consiglio. Dunque potrebbe essere proprio il capo politico del Movimento il prossimo incaricato

Dagli scranni del Pd, però, fanno sapere che non ci stanno a un governo guidato da Luigi Di Maio. I dem pensano a una figura terza, come Enrico Giovannini, ministro del Lavoro nel governo Letta ed ex presidente dell’Istat. Da Martina, segretario reggente del Pd, e Matteo Richetti, già in corsa per la segreteria dem, arriva un appello a M5S e centrodestra: «Se non riescono, lo dicano». L'ex ministro alle Politiche agricole, poi, definisce come «indecente» il «balletto» delle altre due forze politiche. E mentre spunta il nome di Sabino Cassese per Palazzo Chigi, lui risponde «È una grande personalità, ma meglio evitare il totonomi». Nel frattempo slitta l’Assemblea nazionale del partito convocata originariamente per il 21 aprile, in attesa che la situazione si faccia più chiara