Il secondo giro di consultazioni presso il Quirinale è ancora in corso, ma è quasi certo che si risolverà in una nuova fumata nera. Lo dicono gli esiti del primo giorno di colloqui, che ha visto avvicendarsi al Colle le forze politiche più numerose. Nel pomeriggio, infatti, dopo la delegazione del PD, il presidente Mattarella ha incontrato i tre leader del centrodestra, presentatisi in un'unica soluzione, e infine i rappresentanti del M5S. Venerdì sarà poi il giorno delle figure istituzionali: il presidente emerito Giorgio Napolitano e i presidenti di camera e senato, Fico e Casellati.

Già nel primo pomeriggio di giovedì un timido cambiamento è stato registrato nelle parole di Maurizio Martina, segretario reggente del Partito Democratico. L’ex ministro alle politiche agricole, infatti, parlando dopo il colloquio con il capo dello stato, non ha pronunciato, a differenza che nelle scorse settimane, la parola “opposizione”, ma solo quella di minoranza. Basse le aspettative sulle dichiarazioni dei dem, che al momento si trovano fuori da qualsiasi partita per Palazzo Chigi, già esuli delle molte poltrone che i “vincitori” del 4 marzo si stanno dividendo fra i due rami del parlamento. 

Riflettori puntati invece sulla delegazione del centrodestra, le cui dinamiche interne sono allo stato attuale nodi cruciali nell’iter che porterà alla formazione del nuovo governo. La coalizione più votata, infatti, è divisa in tema di alleanze: mentre Lega e – con molta probabilità – Fratelli d’Italia sono propensi all’accordo con il Movimento, Silvio Berlusconi non ha digerito gli anni di campagne a cinque stelle contro di lui e ancora meno il veto oppostogli da Luigi Di Maio. Ma se nella mattinata il muro eretto nei confronti del Cavaliere sembrava essere sul punto di cadere, è stato proprio l’ex presidente del consiglio a dare l’ultimo colpo di cemento armato su un muro che – adesso – sembra proprio invalicabile. Infatti, con una strategia che Mario Ajello su “Il Messagero” definisce “a panino”, il leader di Forza Italia ruba la scena ai due alleati. Finito il colloquio con Mattarella, è Berlusconi a introdurre l’intervento di Matteo Salvini. Il comunicato era frutto del summit di coalizione tenutosi a Palazzo Grazioli, apparentemente conclusosi positivamente, ma che in realtà ha evidenziato le spaccature interne del centrodestra. Dovevano rimanere segrete, queste piccole scaramucce, e invece Berlusconi se le lascia scappare già nell’intervento introduttivo. «Salvini al microfono, e Silvio gli ruba la scena a colpi di sorrisi super mediatici, - continua Ajello – ora muove le braccia come fosse un direttore d’orchestra che dà il ritmo al suo sottoposto, ora con le dita fa il segno di uno! due! tre! quattro! mentre Matteo illustra i vari punti, ora s’illumina platealmente quando l’altro parla dello “spirito di Pratica di mare” e accenna al tema giusizia, ora scimmiotta con il labiale il capo leghista dicendo “u-ni-ta-ria-men-te”».

Ma non finisce qui. Conclusa la lettura del comunicato, infatti, Berlusconi accompagna gli alleati verso l’uscita, poi ci ripensa, torna indietro e imbraccia i microfoni: «Mi raccomando, fate i bravi. E sappiate riconoscere chi è democratico e chi non conosce neppure l’Abc della democrazia». Il gesto del Cav è inequivocabile: una scure sull’ipotesi governissimo, un calcio al pallone Lega-M5S che salva la porta di Forza Italia. Ma gli alleati non ci stanno. Ajello riferisce di una Meloni furiosa, di Salvini che chiarisce «Berlusconi parla per sé e non è quello che pensiamo noi». È durissimo anche Giorgetti, presidente dei deputati leghisti, di cui racconta ancora Ajello: «Giorgetti accellera il passo e chiede all’ex premier della “sortita” di pochi minuti prima: “Hai punzecchiato i 5S?”. “Gli ho dato una sberla, perché non conoscono le regole della democrazia – attacca Berlusconi – e se tu pensi di avere più voti tra i comunisti ti è dispiaciuto, se invece pensi di averne di più tra i cattolici e i moderati non può non averti fatto piacere”». Insomma, la linea unitaria del centrodestra sembra proprio essere fallita e a confermare questi timori è proprio Giorgetti che in serata, intervistato da Bruno Vespa a Porta a Porta, si dice totalmente contrario alla scenata del Cavaliere, precisando e sottolineando che la dichiarazione incriminata era esclusivamente a titolo personale e non rispecchia per nulla il pensiero del centrodestra e degli alleati. 

Subito dopo tocca al M5S, che si fa attendere per lungo tempo. Escono, infatti, dall’aula nella quale hanno parlato con Mattarella e impiegano più di mezz’ora per preparare il comunicato, presi probabilmente alla sprovvista dall’uscita del Cav, o intenti a cercare sponde nuove e diverse all’interno del centrodestra. Nessuna novità, tuttavia, si registra nelle dichiarazioni di Luigi Di Maio: il Movimento è pronto a dialogare con tutti tranne che con Forza Italia, è pronto a stilare un contratto di governo “alla tedesca” con la Lega, ma non con Berlusconi, a maggior ragione dopo quella che il capo politico dei cinque stelle definisce “battutaccia”. Pone l’accento sulla situazione siriana, dichiara la morte dell’entità “centrodestra” e se ne va, insieme a Rocco Casalino, Danilo Toninelli e Giulia Grillo, a bordo di un’utilitaria da lui stesso guidata

Anche per oggi nessuna maggioranza certa di governo è emersa, mentre le ipotesi sulla decisione che prenderà Mattarella si rincorrono. La più quotata vedrebbe il conferimento di un incarico esplorativo proprio al capogruppo alla camera della Lega, Giorgetti, il quale però difficilmente riuscirà a comporre una compagine di maggioranza che gli garantisca la fiducia delle Camere.