Sono giorni frenetici per Roma e per il sindaco Virginia Raggi. Lunedì è andato a fuoco l’impianto Tmb di via Salaria e aumenta la preoccupazione dei cittadini per la loro salute e per il pericolo di aumento di rifiuti nelle strade (si parla di oltre 500 tonnellate). Il primo cittadino ha pero rassicurato la popolazione sul rischio che la raccolta dell'immondizia vada in crisi. «Abbiamo una serie di soluzioni per dare risposte nel medio e lungo periodo», ha spiegato.

Intanto l’Arpa ha diffuso altri dati sull'inquinamento conseguente al rogo. Il valore della diossina misurata dalla centralina posta a 50 metri dal Tmb, è risultata pari a 0,7 picogrammi per metro cubo, dunque maggiore rispetto al limite in ambienti urbani previsto di 0,1, un valore decisamente più basso di quello che fu registrato nel rogo di Pomezia dello scorso anno. Allora venne venne rilevata una quantità di 77,5 picogrammi su metro cubo nel raggio dei primi 100 metri di distanza. Nel corso del monitoraggio dell'aria, Arpa ha rilevato anche il valore degli idrocarburi (ipa) e dei policlorobifenili (pcb), anch'essi superiori alla media. È infatti risultato di 2,8 nanogrammi per metro cubo quello del benzopirene, rispetto a un valore di riferimento di 1 nanogrammo per metro cubo (a Pomezia fu di 9 nanogrammi); addirittura di 1.019 picogrammi per metro cubo quello dei pcb, ossia dei materiali che sprigionano combustione dagli olii.

L'Arpa Lazio ha poi rilevato un aumento dell'inquinamento atmosferico registrato nella giornata di ieri dalla centralina di Villa Ada, che ha superato i limiti di legge: "Si ritiene - si legge nella relazione di stamattina - che il valore registrato risenta del contributo delle emissioni generate dall'incendio". In particolare del valore del Pm10, cioè il particolato: lunedì 10 il valore di Villa Ada era di 21 microgrammi/metro cubo, mentre ieri era salito a 56, oltre cioè il limite di legge di 50.

Secondo i dati dell'agenzia regionale inoltre "i parametri di biossido di azoto, monossido di carbonio, biossido di zolfo e benzene misurati durante l'evento (dalle 4 di mattina alle 16 del pomeriggio) risultano in linea con quelli misurati nelle giornate precedenti e al di sotto dei limiti di legge". Analogo risultato hanno dato le altre centraline potenzialmente interessate dal passaggio della 'nube'. "Nelle ore serali e nella notte di martedì - spiega ancora Arpa - si rileva un aumento delle concentrazioni pur non registrando superamenti dei limiti".

La Regione ha trasmesso ad Ama la lista degli operatori che nell'ambito dei confini regionali si sono fatti avanti per accogliere i rifiuti della Capitale: la disponibilità c'è negli impianti di Viterbo, Aprilia (Latina) e in località Rocca Cencia a Roma dove oltre a un impianto Ama ce n'è anche uno privato. Il periodo di riferimento copre un mese. 

Il Tmb del quartiere Salario, di proprietà dell’Ama, l’azienda municipalizzata che gestisce i rifiuti a Roma, è stato aperto nel 2006 ma è operativo solo dal 2011: da allora è diventato uno dei principali impianti per i rifiuti di Roma e tratta ogni giorno tra 500 e 600 tonnellate di rifiuti. In realtà ne potrebbe lavorare molte di più, fino a 750 al giorno, ma in mancanza di lavori di ristrutturazione e ammodernamento, centinaia di tonnellate di rifiuti restano quotidianamente depositate nell’impianto, che di fatto diventa una discarica. Al momento dell’incendio nell’impianto erano accumulate più di 3mila tonnellate di rifiuti. L’impianto, tra l’altro, non è nuovo ad incendi: un altro rogo c’era stato nel giugno del 2015, causando anche allora una grande nube di fumo che aveva coperto tutto il quartiere,  e l’Ama dovette chiudere la struttura fino al novembre successivo.

Nonostante tutte le criticità e le polemiche in merito ad una chiusura dell’impianto, il Tmb del quartiere Salario risulta fondamentale per la gestione di tutti i rifiuti prodotti a Roma. Basti pensare come metà dei rifiuti della Capitale, prima di finire in inceneritori e discariche, passa dal Tmb del quartiere Salario o da quello di Rocca Cencia. Per questo motivo la chiusura dell’impianto, in mancanza di soluzioni alternative, metterebbe a rischio di stallo tutto il ciclo dei rifiuti di Roma.

Parallelamente all’analisi degli inquinanti viaggia l’inchiesta della procura che sta indagando per disastro colposo. La struttura totalmente inagibile è stata parzialmente sequestrata. L’incendio, iniziato verso le 4.30 dell’11 dicembre ha generato una densa nube di fumo che ha coperto molte zone di Roma: il comune ha invitato tutti i cittadini a tenere chiuse le finestre delle proprie abitazioni per evitare di respirare sostanze potenzialmente nocive. I vigili del fuoco hanno lavorato per tutta la notte per spegnere definitivamente l’incendio. Al momento anche gli ultimi focolai residui sono sotto controllo.