Il backstage e il dietro le quinte di un’opera suscita sempre grande interesse, specialmente quando ad essere studiate sono tele secolari che, senza l’ausilio delle moderne tecniche, continuerebbero a custodire i loro segreti.

A fare luce su antichi misteri è stato il corpo di ricerca composto dall'Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), dall'Università di Milano, dall'Università di Milano-Bicocca e dalla Fondazione Bracco. Il gruppo di ricerca si è concentrato su cinque opere quattrocentesche di Leonardo e di suoi collaboratori esposte al Museo Poldi Pezzoli, quali la Madonna del fiore di Giovanni Antonio Boltraffio, la Madonna con Bambino di Francesco Napoletano e il Busto di Cristo Bambino attribuito a Marco d'Oggiono

Dalle ricerche è stato possibile rinvenire tracce di colore nascoste, come tracce d’oro e di lapislazzuli, ma anche ocre per il giallo, miscugli di vermiglione e biacca, così come segni abbozzati e disegni che sono stati successivamente ricoperti da altri segni o dalla vernice, ad esempio finestre, oggetti o diverse direzioni e fisionomie dei volti. I risultati hanno permesso «di caratterizzare le tavolozze dei colori dei pittori, che presentano diversi punti in comune», come sostiene Isabella Castiglioni, membro del comitato di ricerca e del Cnr. Grazie alla ricerca è stato quindi possibile scoprire «altri particolari affascinanti non visibili a occhio nudo - sottolinea Castiglioni - come numerosi pentimenti nei disegni preparatori, ovvero correzioni fatte in corso d'opera, con finestre disegnate e poi nascoste dai pigmenti, volti di Madonna e bambino spesso riposizionati, così come i piedini o le dita».

Per l’indagine, come spiega Castiglioni, sono state usate «tecniche ottiche per esaminare la superficie dei dipinti e tecniche spettroscopiche per lo studio dei materiali come vernici e leganti», per poi passare ad una fase di studi di riflettografia «che arrivano al disegno preparatorio, e studi di radiografia, che rivelano la preparazione del fondo, il supporto, le tele e le tavole in legno».

Il motivo di questi accorgimenti spesso sono vere e proprie correzioni del maestro. Pietro Marani, docente del Politecnico di Milano, racconto che «il maestro si riservava di intervenire, introducendo pentimenti e varianti o rifinendo con tocchi e velature: per questo tutte le pitture uscite dalla sua bottega venivano recepite quali opere originali di Leonardo, essendo lui il responsabile dell'invenzione».

Un tuffo indietro nel tempo, che permetterà di entrare in qualche modo in contatto con i celebri pittori, incontrandoli nella loro quotidianità e comprendere meglio il punto di vista della società di allora, in occasione delle celebrazioni per il ritorno a Milano della Madonna Litta, celebre dipinto ospitato all’Ermitage di San Pietroburgo (Russia) da trent’anni.