Al braccio della figlia Anouchka che gli ha consegnato la Palma d'oro d'onore, il mito del cinema Alain Delon era sopraffatto dall'emozione. L'83enne attore lasciando la sala dopo un tripudio interminabile di applausi ha sussurrato quasi invocandole "penso a Mireille e a Romy", riferendosi ai due più grandi amori Darc e Schneider tra i tanti della sua esistenza.

 

«Ho pensato a questo premio come alla fine della mia carriera, alla fine della mia vita, un omaggio postumo» ha detto l'attore senza nascondere che la vecchiaia per lui leggenda del cinema «è un periodo difficile, davvero duro». E ha detto «Le star non nascono tali, sono persone ed è il pubblico a renderle delle stelle. Per questo vi ringrazio con tutto il cuore per la mia vita e vi dico au revoir».

 

«Un uomo antico, con dei valori, un uomo di un'altra generazione» ha detto la figlia rivolta al padre consegnando la Palma d'oro. «Sono fiera di te papà». Si asciuga gli occhi Alain Delon per gli applausi scroscianti che arrivano dalla sala, per le persone che gli vengono in mente mentre parla, tutte ormai scomparse, per la nostalgia. « Non volevo questa Palma d'oro, non spetta a me ma ai registi che mi hanno diretto, a Visconti, a Rene Clement, a Melville, a Jacques Deray. Loro non ci sono più e io la accetto per loro» dice l'attore premiato alla carriera.


83 anni in forma, applaude la sala che è in piedi per lui e poi comincia il flusso di ricordi suggeriti dagli spezzoni di alcuni dei suoi film più celebri. E racconta « Ho cominciato per caso, non avevo la vocazione come altri attori di quegli anni come Lino Ventura o Burt Lancaster o Jean Gabin. Mi ero arruolato, ero tornato dall'Indocina e non avevo ancora un lavoro. Mi salvò una giovane attrice conosciuta in quegli anni, Brigitte Auber. Nel '57, senza un film venni con lei per la prima volta a Cannes. Quando mi chiesero se volevo fare l'attore dissi che non ero capace, non avevo fatto alcuna scuola. Ma il regista del mio primo film, 'Godot', Yves Allegret mi diede la regola che mi hanno ripetuto anche i grandi e che poi ho seguito per tutta la mia carriera: non recitare guarda, ascolta, sii te stesso. Non fare l'attore, vivi. Ecco da quel momento ho vissuto tutti i miei ruoli».

 

Delon nomina anche Romy Schneider, Monica Vitti, si commuove parlando di Annie Girardot. Delon fa i conti con il suo fascino che è parte fondamentale della sua popolarità e della sua carriera e ammette « devo tutto alle donne, ho fatto questa carriera per loro». In sala uno spezzone di Plein Soleil (Delitto in pieno sole), il thriller in cui interpreta Mr. Ripley, rilancia le immagini del fascino del giovane Delon.

 

Si riaccendono le luci, lui si alza in piedi e si rivolge alla platea: « E ora come fate a guardarmi come sono adesso?». Poi racconta di come Visconti proprio dopo aver visto quel film lo convocò a Londra, su suggerimento della sua agente di allora Olga che insisteva per proporre il suo cliente allora sconosciuto, e di averlo ricevuto mentre stava allestendo il Don Carlo al Covent Garde. Il regista italiano lo scelse per Rocco e i suoi fratelli, il primo film con cui Delon cominciò una carriera internazionale e d'autore.

 

L'attore piange, "non posso smettere scusate" dice citando la Girardot. Romy Schneider, il grande amore della sua giovinezza con cui a cavallo degli anni '60 ha formato la coppia più bella del cinema resta per lui un tabù, meglio non parlarne, meglio ricordare altro: « il mio cane che mi seguiva sempre sul set del Gattopardo» e infatti è nel film di Visconti , « la nouvelle vague che mi aveva messo al bando, ma io sono andato avanti lo stesso» o l'esperienza americana «bella ma la Francia mi mancava troppo».

 

Dopo la premiazione, la proiezione di Mr.Klein, il film di Joseph Loy con cui nel 1976 Delon partecipò al festival di Cannes, un film «rischioso perché per la prima volta parlava al cinema del collaborazionismo francese sulla deportazione degli ebrei».