Molti lo definiscono “il nuovo Michelangelo”. Si chiama Jacopo Cardillo, in arte Jago, e il riferimento al genio del Rinascimento italiano non è casuale. Il marmo diventa quasi burro sotto lo scalpello di questo 31enne ciociaro, risultando all’apparenza morbido e naturale, come fosse vivo. Basta osservare l’opera “Memoria”: rappresenta l’impronta di un mano nella pietra. Ma non è solo questo. Il marmo sembra cedere sotto una leggera pressione della mano, come se questo materiale fosse facilmente plasmabile. L’indiscutibile abilità dell’artista si riscontra anche nei lavori sui sassi di fiume, che vengono "squarciati" o trasformati in pezzi di carne appena "affettati".

E se la fama di Michelangelo passava, all’epoca, di bocca in bocca, quella di Jago è sicuramente più tangibile: basta dare un’occhiata ai social per vedere collezionati più di 300mila follower tra Instagram e Facebook. Sì, perché l’uso dei social è parte integrante dell’espressione artistica del giovane scultore, in cui video, disegno, musica e scultura diventano un tutt’uno all’interno della strategia comunicativa. Per l'artista i grandi scultori del passato rimarranno grandi, ma si può creare qualcosa di altrettanto grandioso anche oggi. 

Nell’arte di Jago si fondono infatti tradizione e modernità, dando vita a un’armonia creativa esaltata dall’uso della tecnologia. Gli utenti possono infatti assistere allo svolgimento del lavoro artistico attraverso dei video creati dallo scultore e visibili sul suo sito web. Uno dei più famosi è quello dell’opera “Habemus Hominem – il papa è nudo”, un busto in marmo che ritrae Benedetto XVI, completamente spogliato della veste papale all’indomani della rinuncia al soglio pontificio. L’opera è stata protagonista, da febbraio ad aprile 2018, della mostra omonima al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese.

 

 

 

Oggi Jago sta lavorando a un nuovo progetto, “Il Figlio Velato”, il cui processo creativo può essere seguito tutti i giorni in diretta streaming sulla sua pagina Facebook. L’idea parte dall’evocazione drammatica del “Cristo Velato”, opera unica al mondo scolpita da Giuseppe Sanmartino in un solo blocco di pietra, che sembra poggiarsi delicatamente sul viso del Cristo. Jago, però, sostituisce la salma del Redentore con quella di un bambino

La particolarità della statua, oltre alla sue esecuzione ripresa in diretta, è quella di essere la prima opera italiana ad essere realizzata tramite crowdfunding: chi la sosterrà vedrà il proprio nome scolpito sulla base della statua, riceverà un invito alla presentazione ufficiale dell’opera o incontrerà l’artista. Più alto sarà il contributo, più soddisfacente sarà il risultato.

E allora scordatevi il tormento creativo vissuto dall’artista in solitaria: l’opera d’arte diventa collettiva, perché solo l’arte può spingere gli esseri umani a provare un senso di fratellanza. Scopo dell’artista è dunque “creare qualcosa che sia universale”. Jago docet.