Le reazioni del pubblico di Cannes durante la proiezione del nuovo film di Lars von Trier, The House That Jack Built, sarebbero stato molto forti, tanto che più di 100 persone avrebbero abbandonato la sala in stato di shock. Prevedibile, tanto che la pellicola era stata esclusa dalla competizione su decisione del direttore artistico del festival (Thierry Fremaux) che aveva definito la trama  “troppo controversa”. In The House That Jack Built, Matt Dillon interpreta un assassino psicopatico che porta a termine cinque omicidi tanto terribili quanto inutili ai fini della trama. Il regista inserisce una serie di eventi casuali per rendere protagonisti indiscussi: strangolamenti, colpi di crick in faccia, seni amputati e trasformati in portafogli, cadaveri di bambini messi seduti per fare un pic nic con la mamma (viva).

Tra chi ha resistito fino alla fine, i più hanno definito il film troppo sanguinoso, gratuito e inutilemente lungo. Il giornalista del Telegraph Robbie Collins ha descritto il lungometraggio come "due ore e mezza di torture porn fine a se stesso." 

Insomma, la trama sembrerebbe l’ennesimo virtuosismo di Lars, denso di provocazioni ma senza un vero e proprio significato. Ma si sa, il passatempo preferito del regista di Nymphomaniac e Melancholia è sfidare il grande pubblico. Basti pensare alle esternazioni durante il Festival di Cannes del 2011, dove il regista aveva compiuto una vera e propria apologia del nazismo, scivolando in una memorabile gaffe al limite del grottesco.