Nell’era del pensiero liquido e del vacuo, nella stagione dei dilemmi semplici e delle risposte facili, di un’idea d’informazione che è così tanto a portata di tutti da non portare informazioni vere a nessuno, è da poco uscito per «Mondadori Università» il nuovo volume di un giornalista tutt’altro che liquido, Francesco Giorgino, che vanta anche una prefazione di Mario Morcellini.

L’anchorman del Tg1, a differenza di molti suoi colleghi, è solido, solidissimo sul piano della preparazione scientifica e dell’attenzione all’evoluzione del rapporto tra giornalismo e società. Probabilmente proprio per questa ragione il suo testo si intitola appunto «Giornalismi e società. Informazione, politica, economia e cultura». Nell’epoca dei libri che assomigliano a numeri settimanali di Dylan Dog, Giorgino ha sfornato un tomo di quasi 500 pagine del quale stupisce la profondità di ciascuno dei singoli paragrafi.

Senza presunzione, ma solo per capacità di orientarci nella sua analisi, abbiamo meglio valutato il passaggio in cui Giorgino indaga, il delicatissimo rapporto tra informazione, giustizia e politica, tra giornalista e magistrato. Un ambito nel quale l’autore affronta con disinvoltura, tra precisi riferimenti filosofico sociologici, la differenza tra processo ordinario e processo mediatico.
Nello scritto di Giorgino però c’è spazio per molti temi centrali del mestiere giornalistico. Di più: è il volume da divorare per ogni aspirante giornalista o professionista in erba.

Pagina dopo pagina si trova di tutto: il rapporto tra informazione e cultura (conoscenza, sistemi culturali, scienza, religione, costume, sport), l’interazione media-economia e il ruolo della finanza, la comunicazione politica, la notiziabilità e i big values. Per non parlare delle questioni sulle questioni: passare da cosa sia una notizia alla distorsione della realtà valutando soggettività, oggettività e obiettività.

Perché è importante questo testo? Perché vale la pena segnalarlo e possibilmente leggerlo, se ci si vuole accostare all’universo della comunicazione-informazione? Perché questo è il libro di un professore che sa le cose e le sa insegnare, ma a differenza di tanti che insegnano, questo docente è un giornalista che fa il giornalista e che – last but not least – ha fortissimamente voluto essere giornalista fin da ragazzo.