C’è una cifra che si aggira attorno ai 10 miliardi di euro, ma che rimane inutilizzata a giacere in diversi conti correnti bancari. A spiegarlo è Sergio Bommarito, presidente di Fire, realtà che opera nella gestione del credito. La società ha chiuso il 2019 con un volume di denaro gestito che supera i 20 miliardi di euro e oggi il suo numero uno spiega come ci siano «somme derivanti dalle vendite relativa alle esecuzioni immobiliari e ai fallimenti, che non sono state ancora oggetto di distribuzione del ceto creditorio».

Un problema annoso che solo recentemente vede i primi spiragli di luce: le misure emanate dall’esecutivo per fronteggiare l’emergenza Covid-19 hanno infatti in parte sbloccato il recupero di tali importi e la loro distribuzione. Alcuni tribunali come Milano, Bergamo, Brindisi e Catania hanno emanato delle circolari finalizzate proprio all’accelerazione di queste procedure. La delicatezza della questione e la necessità di celerità consequenziali a questo tipo di problematiche hanno fatto sì che nella decretazione d’urgenza relativa alla Fase 1 della pandemia processi come questi, nei quali un ritardo potrebbe danneggiare le parti, fossero esclusi dal novero di quelli sospesi. Condizione indispensabile, tuttavia, è che i tribunali riconoscano come specificamente urgente l’espletamento.

Per questo motivo Bommarito suggerisce una interpretazione estensiva di tale norma, aggiungendo che bisognerebbe innanzitutto portare a termine quei procedimenti che si trovano già nella loro fase distributiva: «con i modelli processuali della trattazione scritta o delle udienze da remoto - spiega il presidente di Fire - accelerare di fatto la distribuzione dei ricavati dalle vendite e mettere in circolo una consistente porzione di liquidità che consentirebbe certamente ad aziende private, enti pubblici e ai creditori di continuare ad operare».