Con l’inizio della cosiddetta “Fase 2” si rimettono in moto i tribunali italiani, costretti però tra difficoltà logistiche, strutturali e di sicurezza ad adottare diverse soluzioni o a rinviare l’apertura.

Roberto Bichi, presidente del Tribunale di Milano, richiede un aumento dei cancellieri, dichiarando che «durante la sospensione delle scorse settimane si sono accumulati lavoro e ritardi. Per recuperare, occorre aumentare la presenza negli uffici del personale amministrativo che, da remoto, non può accedere ai registri».

A Torino l’ordine degli avvocati, la Camera penale, procura e tribunale si sono confrontati a lungo per riuscire a trovare soluzioni possibili, ma la ripartenza sembra ancora lontana, con i processi penali rinviati anche di un’anno. Il tribunale di Genova ha aperto i primi interrogatori a distanza, con i pm presso il tribunale, i difensori in studio e l’accusato presso la caserma. Ingresso vietato al pubblico sino al 31 luglio, nel mentre si valuta la rimozione dei banchi dalle aule, proponendo quindi udienze con il materiale alla mano o tenuto tra le gambe. A Pisa sono stati istituiti percorsi vincolati negli ambienti e l’entrata a fasce orarie, mentre il tribunale di Civitavecchia risulta ancora fermo, con conseguente protesta da parte degli avvocati, come a Latina.

Nella Capitale ripartono regolarmente i procedimenti. Il sindacato Sunia tuttavia, per tramite del proprio segretario romano Emiliano Guarnieri, sottolinea i rischi di un’improvvisa impennata degli sfratti, sottolineando che per via delle modalità previste per l’emergenza coronavirus, con personale di servizio presente ridotto, accesso fisico in tribunale più limitato possibile e riduzione delle tempistiche per procedere alla convalida di sfratto in mancata presenza dell'intimato, passate da un’ora a 30 minuti, vengono discriminati «anche se involontariamente, tutti gli intimati che non possono avvalersi della difesa di un avvocato». Sempre secondo Guarnieri inoltre la riduzione del tempo concesso alla parte in causa «penalizza chi non è a conoscenza dei protocolli, e probabilmente neppure in grado di capire se l’atto è stato notificato nei termini».

Il presidente Francesco Mannino del tribunale di Catania invece pone l’attenzione sui rischi comportati dal sistema telematico, affermando che «soprattutto nel penale, bisogna valutare bene se ha senso fare un processo con la spada di Damocle di una possibile nullità». Per le riaperture del tribunale siciliano si seguiranno tre step: attualmente si svolgono il il 25-30% dell’attività ordinaria di udienza fino al 30 giugno seguito da un secondo (fino al 31 luglio) in cui ampliamenti o riduzioni saranno valutati in base all’esperienza fatta. Dello stesso avviso l’avvocato Martino Carluccio del tribunale di Lecce (dove sono obbligatorie mascherine e guanti), il quale concorda che «la modalità da remoto limita indubbiamente la figura e il ruolo dell’avvocato nel processo, in quanto la sua partecipazione fisica in udienza rende qualitativamente più incisiva ed efficace la dialettica processuale, apportando un valido contributo alla ricerca della verità in modo tale da conseguirla nel rispetto della pienezza dell’esercizio del diritto alla difesa».