Il tribunale di Duisburg (Germania) ha decretato la fine del procedimento a carico dei tre imputati per omicidio e lesioni colpose sul caso della strage alla Loveparade cittadina del 24 luglio 2010, dove trovò la morte una ragazza ventunenne di Brescia, Giulia Minola, assieme ad altre venti persone, decidendone l’archiviazione.

La tragedia del festival rave costò a vita a 21 giovani e ferì 650 persone di cui oggi alcune soffrono ancora a seguito della calca formatasi all'imbocco di un tunnel che costituiva l'unico accesso e via d'uscita all'area della manifestazione. I tre imputati (di dieci originali) erano stati accusati di non aver garantito i controlli di sicurezza durante l'evento, a seguito del sovraffollamento inatteso di giovani da diversi paesi, quali Spagna, Italia, Paesi Bassi, Bosnia Erzegovina ma anche Cina e Australia. Quasi tutte le vittime avevano tra i 18 e i 22 anni, di cui 14 tedeschi, due spagnoli e uno ciascuno provenienti dagli altri paesi precedentemente elencati.

Gli imputati originali, sei dipendenti comunali e 4 collaboratori, erano accusati di omicidio colposo, ferimento aggravato e gravi errori di pianificazione. Il processo, le cui udienze per motivi di spazio si sono tenute nel centro congressi della Fiera di Duesseldorf, era iniziato nel dicembre 2017, dopo aver ascoltato 59 testimoni, 8 esperti e 184 udienze. Nel febbraio del 2019 il procedimento aveva registrato una prima archiviazione per 7 dei 10 imputati, ovvero tutti e sei gli impiegati del Comune di Duisburg e un ulteriore dipendente, stabilendo di non procedere per «colpa limitata», ovvero non era stato possibile dimostrare la certezza della colpa.

Restavano pertanto tre collaboratori dell’agenzia organizzatrice dell’evento, la Lopavent, di rispettivamente 43, 60 e 67 anni. La corte aveva chiesto di definire il procedimento prima della possibile prescrizione che sarebbe arrivata il 27 luglio prossimo e, nel mese scorso, era stata proposta anche l'archiviazione degli ultimi tre, con l'accordo della stessa Procura.

Molteplici le motivazioni, quali la probabile prescrizione delle accuse per omicidio colposo in scadenza alla fine di luglio e altresì le limitazioni imposte dall’attuale crisi dovuta alla pandemia di coronavirus, che hanno complicato il normale svolgimento del processo, cancellando tutta la programmazione, registrando inoltre una delle giudici in quarantena. I congiunti delle vittime hanno espresso la propria contrarietà.