Fu omicidio volontario quello di Marco Vannini. La Cassazione accoglie il ricorso di procura generale e parti civili e dispone un nuovo processo per la famiglia Ciontoli, padre, madre e due figli, in casa dei quali venne ferito mortalmente il 21enne di Cerveteri. Ci sarà quindi un un appello bis per l'omicidio del giovane ucciso da un colpo di pistola a maggio 2015 mentre era a casa della fidanzata a Ladispoli, sul litorale romano.

La Prima sezione penale della Corte di cassazione - dopo una camera di consiglio durata poco più di tre ore - ha così accolto i ricorsi del procuratore generale e delle parti civili, che avevano contestato la ricostruzione del fatto in termini di omicidio colposo, anziche' doloso. La sentenza della Corte di assise di appello di Roma sulla morte di Vannini è stata annullata ed è stato disposto il rinvio per un nuovo giudizio nei confronti di Antonio Ciontoli, Federico Ciontoli, Martina Ciontoli e Maria Pezzillo ad altra sezione della stessa Corte d'assise d'appello. La Cassazione, si legge in una nota, "ha ritenuto allo stato assorbite le censure mosse alla sentenza dagli imputati Federico e Martina Ciontoli e Maria Pezzillo, mentre ha rigettato il ricorso di Antonio Ciontoli, che censurava il riconoscimento dell'aggravante della previsione dell'evento morte e l'eccessività della pena irrogata". Secondo la pg Elisabetta Ceniccola, Antonio Ciontoli, padre della fidanzata di Vannini, va giudicato di nuovo perché non si trattò di omicidio colposo, ma bensì 'volontario con dolo eventuale'.

Quella morte rappresenta "una vicenda gravissima - sostiene la pg - disumana, considerati i rapporti degli imputati con la vittima", perché "tutti e quattro, per ben 110 minuti, mantennero una condotta omissiva, menzognera e reticente" nonostante "la gravità della situazione fosse sotto gli occhi di ognuno di loro".

Il nuovo processo di appello riguarderà anche la moglie di Ciontoli, Maria Pizzillo, il figlio Federico e la figlia Martina, responsabili, pur non avendo sparato, perché anche loro, come il capofamiglia, hanno scelto di non chiamare subito l'ambulanza, negando al ragazzo le cure che gli avrebbero salvato la vita. Hanno aspettato, per paura delle conseguenze che la vicenda avrebbe avuto sulla carriera del padre e così facendo l'anno lasciato morire. "Marco Vannini non è morto per il colpo di pistola ricevuto, ma per i 110 minuti di ritardo nell'allertare i soccorsi" è l'attacco della pg che, durante la requisitoria, sottolinea come i Ciontoli fossero perfettamente consapevoli della situazione, "se metto una bomba su un aereo non posso dire che non volevo far morire delle persone".

La vicenda

I fatti risalgono al 18 maggio 2015. La vittima venne portata presso il punto di primo soccorso di Ladispoli quando le sue condizioni erano ormai disperate: il proiettile, aveva provocato gravi ferite interne, ma i Ciontoli avevano tenuto il ragazzo in casa, mentre urlava, preso dal panico, per il dolore. Ai soccorritori, chiamati quasi due ore dopo lo sparo, hanno detto una serie di bugie: che Marco era scivolato, poi che aveva avuto un attacco di panico dopo uno scherzo, che si era ferito con un pettine. Il responsabile ammise che il ragazzo era stato colpito, per errore, da un proiettile, solo davanti al medico di turno: la ferita che aveva sotto l'ascella destra, a prima vista non lasciava pensare a un colpo di arma da fuoco, ma gli aveva fatto perdere oltre due litri di sangue. Il proiettile aveva ferito gravemente il cuore e i polmoni, ma se fosse stato trasportato subito in ospedale, si sarebbe salvato.

La cronistoria del processo

Con la sentenza pronunciata il 14 aprile del 2018, la Corte d'assise di Roma condanna Antonio Ciontoli per omicidio volontario con dolo eventuale a 14 anni di reclusione e infligge 3 anni ciascuno a sua moglie e ai suoi due figli. Un verdetto che viene ridimensionato in appello, quando i giudici di secondo grado, il 29 gennaio dello scorso anno, dichiarano Ciontoli responsabile di omicidio colposo, condannandolo a 5 anni di carcere e confermando la pena pari a 3 anni per i suoi familiari. Una sentenza che scatena la rabbia dei genitori di Vannini. Il 15 aprile scorso, la procura generale di Roma presenta ricorso in Cassazione, tornando a sostenere la tesi dell'omicidio volontario con dolo eventuale. Lo stesso fanno i familiari di Vannini, parti civili nel processo. Le difese degli imputati, per contro, chiedono alla Corte un nuovo processo per ottenere ulteriori riduzioni di pena.

Il primo processo di appello, a Roma, nel gennaio del 2019, si era concluso con la pena di Antonio Ciontoli, passata da 14 a 5 anni, e la condanna a tre anni, come in primo grado, per la moglie e i figli.

La commozione della famiglia Vannini

"Avevo perso la fiducia, ma questa sera posso dire che la giustizia esiste e vado a testa alta, non si molla, e Marco avra' giustizia. La verita' non la sapremo mai ma ringrazio tutte le persone che ci sono state vicine", ha detto Marina Conte, la mamma di Marco, dopo la lettura della sentenza.