La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, svoltasi lunedì 25 novembre, è un’occasione utile a comprendere la situazione. Secondo i dati presentati dall’Onu, una donna su 3 nel mondo ha subito abusi, violenza fisica o sessuale, a cui si aggiunge il fatto che solo il 52% delle donne sposate prende liberamente le proprie decisioni sulla contraccezione.

Dati che, per quanto non evidenzino peggioramenti, ricordano la drammaticità dei numeri attuali, con quasi 750 milioni di donne sposate forzatamente prima del loro diciottesimo compleanno, più di 200 milioni hanno subito mutilazioni genitali e il 71% di tutte le vittime di tratta di esseri umani nel mondo risulta essere di sesso femminile.

Il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha commentato: «La violenza sulle donne non smette di essere emergenza pubblica e per questo la coscienza della gravità del fenomeno deve continuare a crescere. Le donne non cessano di essere oggetto di molestie, vittime di tragedie palesi e di soprusi taciuti perché consumati spesso dentro le famiglie o perpetrati da persone conosciute».

Il primo ministro Giuseppe Conte ha invece affermato su Twitter di aver approvato, come governo, «norme, sbloccato fondi, avvisto confronti: la violenza contro le donne rimane un'emergenza. Lavoriamo per una svolta culturale, che parta dai giovani. Domani ne parlerò in una scuola a Roma insieme alla commissione d'inchiesta sul femminicidio #stopviolenzasulle donne». 

Il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, ha evidenziato come la questione sia culturale e come sia necessario «cambiare atteggiamento, cambiare la narrazione culturale, dare un nome preciso alle cose: un uomo non uccide una donna per amore, non è più accettabile più nemmeno che venga detto», unendosi al ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, che ha definito la violenza sulle donne «una piaga sociale».