Il tribunale di Locri ha decretato in primo grado la decadenza del sindaco di Riace, Antonio Trifoli (Lega). La sentenza è stata pronunciata a seguito dell’accoglimento del ricorso presentato dall’avversaria sconfitta a maggio, Maria Caterina Spanò, della lista civica “Il Cielo sopra Riace”, ex assessora ai Lavori pubblici con l'ex sindaco Mimmo Lucano.

La sentenza, che diventerà esecutiva solamente al terzo grado di giudizio, potrebbe tuttavia portare al commissariamento del Comune da parte della Prefettura. Secondo il Tribunale l’attuale sindaco non avrebbe potuto candidarsi secondo quanto previsto dal Testo unico degli Enti locali (comma 8 articolo 60).

Sotto i riflettori il suo incarico come ispettore della sicurezza a tempo indeterminato, poiché «L’aspettativa elettorale si pone in contrasto con la natura intrinseca del rapporto di lavoro a tempo determinato in quanto determinerebbe l'ultrattività del rapporto rispetto alla previsione contrattuale» e che pertanto «l'interessato era dipendente del Comune di Riace con contratto a tempo determinato e, come tale, non poteva essere collocato in aspettava per motivi elettorali, stante il divieto di cui al comma 8 dell'articolo 60 del Tuel». Per quanto riguarda invece l'aspettativa non retribuita per motivi elettorali questa è stata concessa nonostante «un rapporto di lavoro di carattere subordinato, a tempo parziale (26 ore settimanali) e determinato».

Una «mezza vittoria» afferma la candidata Maria Spanò, che ha così commentato la decisione del sindaco di fare ricorso e sul verdetto scaturito «a seguito della mia azione» per cui «è stato interpellato il ministero dell'Interno che ha poi inviato il suo parere sull'ineleggibilità del sindaco».

Il sindaco Trifoli ha commentato la sentenza: «Ho appreso da poco delle decisione del Tribunale di Locri, resto sconcertato sulle motivazioni. Con questa decisione si vuole stabilire che chi è precario di lunga durata, 20 anni, non avrebbe la possibilità di candidarsi a sindaco di un Comune. Una cosa che ritengo lesiva dei miei diritti».

L’ex sindaco Mimmo Lucano, tornato in paese dopo il divieto di dimore ed attualmente impegnato nella riorganizzazione della comunità per l’accoglienza che aveva creato, ha sottolineato di aver «accettato la sconfitta politica, senza rancori. Probabilmente si sapeva fin dall'inizio che era ineleggibile», aggiungendo che «per amministrare un borgo come Riace non basta l'ordinarietà, bisogna entrare nell'anima della comunità. Rigenerarla».