La Procura Generale della Repubblica, riunita presso la Corte di Appello di Roma, ha emanato un ordine di esecuzione per la carcerazione di 9 persone (l'ex presidente dell'Assemblea Capitolina Mirko Coratti, Sandro ColtellacciFranco Figurelli, Guido Magrini, Marco Placidi, Mario Schina, Andrea Tassone, Giordano Tredicine e Claudio Turella) a seguito della sentenza della Cassazione sul caso “Mondo di Mezzo”. L’ordine è stato eseguito nella notte dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale.

La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto d’Appello, affermando che l’associazione a delinquere Mondo di Mezzo (capeggiata dall'ex Nar Massimo Carminati e dall'ex ras delle Cooperative Salvatore Buzzi) non è stata un’associazione di stampo mafioso.

Per tanto, a seguito della sentenza, sarà necessario un nuovo processo in appello, annullando alcuni risarcimenti alle parti civili, tra cui associazioni antimafia. La Corte d’Appello aveva condannato con l’aggravante mafiosa 17 persone, come Luca Gramazio, ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio (8 anni e 8 mesi), Franco Panzironi, ex ad dell'Ama (8 anni e 4 mesi) e gli stessi Carminati (14 anni e 6 mesi) e Buzzi (18 anni e 4 mesi). Gli ultimi due sono stati inoltre assolti da alcune accuse, ovvero turbativa d’asta e corruzione per Buzzi e intestazione fitizzia di bene per Carminati.

Contrastanti le reazioni del mondo politico. Il sindaco Virginia Raggi ribadisce che «questa sentenza conferma comunque il sodalizio criminale. È stata scritta una pagina molto buia della storia di questa città. Lavoriamo insieme ai romani per risorgere dalle macerie che ci hanno lasciato, seguendo un percorso di legalità e diritti. Una cosa voglio dire ai cittadini onesti: andiamo avanti a testa alta», mentre, sempre le Movimento5Stelle, Nicola Morra (presidente della Commissione parlamentare antimafia) ribadisce le perplessità. Dalla Lega il leader Matteo Salvini afferma: «Non era un'associazione mafiosa? E quindi che era, un'associazione di volontariato?», mentre per il Pd l’ex commissario di Roma Matteo Orfini mette in guarda dal rischio di una «autoassoluzione della città, perché la mafia a Roma c'è».

La notizia è stata accolta positivamente dagli imputati e dai difensori, suscitando le reazioni del procuratore generale della Capitale, Giovanni Salvi: «Non trovo giustificate – afferma  le esultanze di qualcuno visto che la Suprema Corte ha riconosciuto l'esistenza di associazioni, nei termini affermati dalla sentenza di primo grado, che aveva irrogato pene non modeste: due associazioni a delinquere che erano state capaci di infiltrare in profondità la macchina amministrativa e politica di Roma».