“Da notizie di stampa apprendiamo che ben tre componenti della Sezione disciplinare del Csm si sono astenuti dalla trattazione del procedimento disciplinare cautelare nei confronti di Palamara. Ci si chiede, per un verso, perché; per altro verso, riteniamo che le ragioni delle astensioni debbano essere rese pubbliche. Non possiamo non evidenziare la stranezza del fatto che, all'improvviso, non si sappia più alcunché delle intercettazioni pur avendo, nei giorni scorsi, i soliti quotidiani annunziato ulteriori rivelazioni anche su altri consiglieri coinvolti”. E’ quanto si legge in una nota di Magistratura Indipendente.
 
“Riteniamo doveroso – prosegue la nota – che il Csm, previo nulla osta della Procura di Perugia, ove necessario, proceda alla pubblicazione di tutti gli atti e che i magistrati sappiano tutto quello che vi è in quelle intercettazioni essendo questo l'unico modo per fugare il dubbio, sempre più consistente, che tutto ciò che è accaduto ha avuto finalità più di natura politica che giudiziaria”.
 
“Stupisce e sconcerta che questa GEC ‘gattopardiana’ dell’ANM che si è caratterizzata per il ‘furore giustizialista’ e per la ‘giustizia sommaria’ non pretenda la pubblicazione di tutti gli atti, che non chieda di conoscere il contenuto delle conversazioni intervenute con Palamara, i messaggi che si è scambiato con i colleghi quando ricopriva la carica di consigliere del CSM, se vi siano stati magistrati che abbiano sponsorizzato la propria candidatura per un posto direttivo o semidirettivo, per essere nominati a ‘pacchetto’ alla Suprema Corte di Cassazione e si siano visti poi ‘esaudire’ le loro aspirazioni in aperta violazione dell’art. 10 del Codice etico dell’ANM”.
 
“Sono tutti temi e preoccupazioni di cui la GEC dovrebbe farsi carico per dimostrare la reale e sincera volontà di cambiamento, iniziando in primo luogo da una sete di conoscenza di quello che è successo e, invece, assistiamo ad una sua totale indifferenza. Si sta assistendo in silenzio alla sistematica violazione del segreto e a una chirurgica scelta delle carte da far pubblicare. Non riteniamo giusto voltare pagina senza averla letta fino in fondo e senza che tutti - dicesi tutti - ne traggano le dovute conseguenze. Vogliamo trasparenza e non ipocrisia”, conclude la nota di MI.