Prosegue in Corte d'assise d'appello l'esposizione della relazione introduttiva del processo "Stato-mafia". Il presidente della Corte, Angelo Pellino - a latere Vittorio Anania - nella quarta udienza, continua ad esporre le motivazioni, contenute in oltre 5000 pagine, della sentenza di condanna di primo grado. L'anno scorso la Corte di assise aveva infatti condannato - per "violenza e minaccia al corpo politico dello Stato" - a dodici anni di carcere l'ex senatore Marcello Dell'Utri e gli ex carabinieri del Ros Mario Mori e Antonio Subranni; stessa pena per Antonino Cinà, medico e fedelissimo di Totò Riina; otto anni di reclusione per l'ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno, 28 per il boss Leoluca Bagarella e 8 anni per Massimo Ciancimino (per la calunnia all'ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro). Unico assolto, per il reato di falsa testimonianza, l'ex senatore Nicola Mancino.

Nella sessione mattutina il presidente Pellino ha esposto le motivazioni scritte dalla Corte d'assise di primo grado: in particolare i punti relativi alla mancata proroga del regime di carcere duro, nel novembre 1993, nei confronti di esponenti della criminalità organizzata, i rapporti tra Mario Mori e Francesco Di Maggio e la posizione dell'allora ministero della Giustizia, Giovanni Conso che quella decisione adottò.